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Cronaca

Abusi sessuali in una discoteca: i due turisti negano e lasciano il carcere

Gli arrestati hanno rigettato gli addebiti durante l’interrogatorio di convalida: “Nessuna violenza, il rapporto è stato consenziente”. La giudice ha disposto per entrambi la misura cautelare dei domiciliari

Hanno lasciato il carcere i due turisti, un capotreno originario del napoletano, di 27 anni, e uno studente di 20, residenti a Firenze, accusati di aver violentato in un bagno della discoteca ”Club Ten”, a Gallipoli, una 20enne di nazionalità belga.

La giudice Alessandra Sermarini ha disposto per entrambi la misura meno restrittiva dei domiciliari, dopo l’interrogatorio che si è tenuto nel carcere di Lecce, e durante il quale sono stati negati categoricamente gli addebiti.

In particolare, alla presenza dell’avvocato difensore Luca Puce, gli indagati hanno ricostruito tutte le fasi dell’incontro avuto con la ragazza, precisando che il rapporto sessuale fu, dal primo all’ultimo momento, consenziente, e sarebbe iniziato prima col più giovane; il  27enne sarebbe sopraggiunto in un secondo momento, quando nel cercare l’amico l’aveva trovato in “dolce” compagnia ed era stato invitato a partecipare.

Stando invece al racconto della presunta vittima, la sera dello scorso 10 luglio, sarebbe stata inseguita nel bagno e, dopo essere stata immobilizzata, sarebbe stata abusata ripetutamente con violenza. 

A ritrovarla sul lato sinistro del box, dove era rimasta, poggiata al muro con il fusto flesso in avanti, in uno stato di prostrazione e pianto, era stata una sua amica che, ascoltata successivamente dagli investigatori, aveva riferito di aver notato tracce ematiche e ciocche di capelli sul coperchio chiuso del water. La malcapitata le avrebbe confidato, in lacrime, l’orrore vissuto nella mezz’ora precedente. Appresa la notizia anche dagli altri componenti della sua comitiva, uno di questi, con una scusa, era riuscito a trattenere i due presunti responsabili all’esterno del locale, prima dell’arrivo degli addetti alla sicurezza, scattando loro una foto.

I carabinieri, sopraggiunti, avrebbero trovato gli indagati in palese stato di alterazione psicofisica, provato da un alito maleodorante di alcol e da un linguaggio sconnesso con annesse difficoltà motorie, tanto che il 27enne non riuscendo a stare in piedi, aveva necessità di poggiarsi sul cofano dell’auto di servizio.

La malcapitata aveva riferito ai militari di non essere riuscita a reagire alla loro violenza perché era scioccata: “Mi veniva tenuta la bocca chiusa e mi girava la testa perché non respiravo. Ho cercato di dare delle gomitate ma mi tenevano bloccata la schiena e la testa”.

Accompagnata nel pronto soccorso dell’ospedale di Gallipoli, dalla visita ginecologica sarebbero stati riscontrati segni compatibili a un rapporto violento e una lesione alla gamba.

Secondo la giudice Sermarini, a stridere nel racconto degli arrestati sarebbe la “distonia umorale della giovane, la quale nello spazio di pochissimi minuti sarebbe passata dalla bramosia e gaudenza dell’atto sessuale, riferita dai due, al pianto e alla disperazione, riferiti dai testimoni, e protrattosi fino all’arrivo delle forze dell’ordine, secondo le quali ‘la vittima appariva in evidente stato di choc emotivo, a tratti incapace di proferire parola in quanto piangeva in modo incessante”.

Per la gip “tale repentino cambio di umore non ha una spiegazione logica rispetto alla consensualità del rapporto addotta dagli arrestati, se non in un possibile abuso di sostanze alcoliche e stupefacenti da parte della giovane, allo stato ignoto (nelle dichiarazione degli amici, con lei fino a un minuto prima che si allontanasse verso i bagni, si accenna soltanto a un bicchiere di prosecco, mentre è stato riscontrato direttamente dagli operanti e confermato dagli stessi indagati un abuso di alcool da parte loro; mentre gli arrestati hanno riferito di impressioni sullo stato di ebbrezza della giovamne, attesa la condizione di completa ubriachezza in cui loro stessi versavano)”.

Durante l’interrogatorio, il difensore aveva depositato una chiavetta con delle foto per dimostrare la stranezza del comportamento della giovane che nei giorni successivi ai presunti abusi appariva sorridente sul profilo Instagram, tanto da farsi un tatuaggio in ricordo della vacanza nel Salento. Tuttavia, la gip ha rinviato a un momento successivo approfondimenti in merito, poiché allo stato non è possibile verificare date e orari di quelle immagini.  

La giudice, valutando che le modalità e le circostanze dei fatti pongono in luce una spiccata pericolosità sociale degli arrestati, tale da rendere molto probabile la reiterazione di comportamenti analoghi, ha ritenuto che questo rischio possa essere soddisfatto con la misura cautelare dei domiciliari.

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