Sabato, 18 Settembre 2021
Cronaca

25 Aprile, Vania Bagni: “La libertà non è scontata, difendiamo i diritti attraverso la Costituzione”

La presidente provinciale dell'Anpi a 76 anni dalla Liberazione dal nazifascismo: “Attenzione ai rigurgiti, conoscere il passato per difendere la dignità umana e le libertà di cui oggi godiamo”

Vania Bagni ad una manifestazione dell'Anpi

Sono passati settantasei anni dalla Liberazione dal nazifascimo, quel 25 aprile 1945 in cui l'Italia tornava a respirare aria di libertà dopo vent'anni di regime fascista e dopo un'assurda e sanguinaria guerra, costata all'Europa e al mondo decine di milioni di vite. Che significato assume oggi ricordare quella data? Lo abbiamo chiesto a Vania Bagni, presidente provinciale dell'Anpi, l'Associazione nazionale dei partigiani.

Che valore ha oggi il 25 aprile?

"E' un valore che cresce di anno in anno. Stiamo perdendo i partigiani e le partigiane, i combattenti per la libertà, per ragioni anagrafiche. Sono sempre di meno, ma resta il dato di fatto che la Repubblica si fonda sulla memoria storica e sulla conoscenza. Restano testimonianze in monumenti, lapidi e feste nazionali come il 25 Aprile, che contiene in sé tutto ciò che è nato dalla Resistenza. Ma la testimonianza più forte di ciò che significa il 25 Aprile è nella nostra Costituzione, nata essa stessa dalla Resistenza. Il valore del 25 aprile è sempre più forte perché gli ideali delle donne e degli uomini, di tutti gli antifascisti e le antifasciste che parteciparono alla lotta di liberazione sono sempre più attuali e sempre più adeguati al presente. Sono i nostri ideali e i nostri obiettivi, sanciti nella Carta costituzionale, la legge fondamentale della Repubblica italiana. Ecco perché il 25 aprile è la festa nazionale di tutte le donne e tutti gli uomini, è la riaffermazione dei valori e dei principi costituzionali".

Una Costituzione antifascista, appunto. Lo stiamo dimenticando?

"Sì, anche perché c'è l'idea che il riferimento all'antifascismo nella nostra Carta sia solo nella dodicesima disposizione finale ('E' vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista'). In realtà non è così. Tutti i valori e i principi che attraversano la Carta costituzionale sono per definizione antifascisti e antirazzisti. Valori e principi che rappresentano l'opposto di quello che le donne e gli uomini che poi hanno scritto questa Carta avevano vissuto durante il fascismo: rappresentano valori di libertà, uguaglianza, diritti, dignità della persona umana, pari opportunità. Valori e principi che attraversano l'intera Costituzione e tutti profondamente antifascisti, in antitesi al feroce regime precedente. Pensiamo all'importanza dell'articolo 3, quando statuisce che è compito della Repubblica 'rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese' e quando afferma che 'tutti i cittadini hanno pari dignità sociale'. Principi fondamentali in antitesi rispetto al regime fascista dal quale provenivano i padri e le madri costituenti. Principi di libertà che diamo per scontati ma che sono costati sacrifici e vite umane, non dimentichiamolo".

Esiste un rischio di perdere questa libertà?

"Dire che c'è un 'rischio di perdere la libertà' è un'espressione molto forte. Certo ci sono a livello internazionale e anche nel nostro Paese movimenti e partiti che si rifanno a quell'ideologia. Sono anche organizzati, basta vedere gli atti di violenza che accadono, le parole di odio, il fomentare continuamente risentimento verso le persone più fragili e più deboli, questo prendere di mira le donne e gli uomini che aspirano ad una vita più dignitosa".

Si riferisce al fenomeno migratorio?

"Certamente. Si tratta di persone che scappano da Paesi in guerra o con devastazioni ambientali che sono il frutto di un sistema economico di consumi che interessa e che fa comodo all'Occidente. Credo che i costituenti e coloro che hanno fatto la Resistenza, scrivendo il famoso articolo 11 nella Carta (“L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”) volessero preservare questo Paese esattamente da tutto ciò che poi dalla guerra deriva. Nella complessità dell'epoca attuale ci possono essere condizioni che facilitano e sono terreno fertile per chi vorrebbe un uomo solo al comando. Il rischio ci può essere ma credo anche che le forze democratiche siano in grado di contrastare questa deriva. Certo ci sono stati e ci sono atteggiamenti di sottovalutazione del problema e di indifferenza. E' faticoso essere coerenti in tutte le nostre azioni private e pubbliche, richiede molto sacrificio e molta coerenza ma io credo che nel nostro Paese ci siano ancora tutte le caratteristiche perché la democrazia continui ad esserci e ad essere garantita".

C'è invece un rischio di tornare indietro su alcuni diritti 'acquisiti'?

"Sì, c'è. In Europa assistiamo per esempio, nei confronti delle donne, ad un ritorno indietro rispetto agli anni in cui sono state fatte grandi conquiste sul tema dei diritti, periodicamente sotto attacco anche nel nostro Paese. Le donne subiscono violenze e dalla violenza vengono uccise. E' un tempo molto complesso e il riconoscere l'altro e l'altra come uguale a te è un esercizio che ha bisogno anche di lavoro culturale, serve un impegno delle istituzioni e una politica più coerente e più attinente ai valori fondamentali della Carta costituzionale. Non dobbiamo e non possiamo permetterci di essere superficiali e indifferenti perché la democrazia è un presupposto che deve essere coltivato, anche con il buon esempio di ognuno, oltre ovviamente quello che dovrebbe venire da tutte le istituzioni e dai partiti".

L'Italia ha fatto i conti con il proprio passato e con il regime fascista?

"No, non li ha fatti, perché per anni si è pensato che non sarebbe più potuto accadere qualcosa di simile. Come ho detto, gli anticorpi democratici ci sono ma certamente c'è un rigurgito pericoloso e manifesto e dobbiamo tutti quanti adoperarci per ostacolarlo. Nessuno può sottrarsi da questo dovere, la democrazia è di tutte e di tutti e ognuno deve esercitare il proprio ruolo".

Chi sono i partigiani di oggi?

"Sono tutte le donne e gli uomini, i ragazzi e le ragazze che si riconoscono nei valori della Carta costituzionale e che li esercitano quotidianamente. Sono tutti coloro che riconoscono nell'altro se stessi e quindi ne hanno rispetto, quelli che come noi dell'Associazione nazionale dei partigiani ogni giorno lavorano per un cambiamento che può esserci rendendo la Carta costituzionale e i suoi principi veramente attuati in tutti i suoi aspetti".

Cosa direbbe ad una ragazza o ad un ragazzo che le chiede perché oggi è ancora importante festeggiare la Liberazione e i partigiani?

"Perché è necessario conoscere le proprie radici, perché è importante sapere da dove viene la libertà, la possibilità di andare a scuola e tutto quello di cui oggi possiamo godere. Soprattutto la libertà. Vorrei fargli semplicemente capire che niente è scontato, che c'è stato qualcosa prima di lui o di lei che ha consentito di essere quello che oggi è e che quelle radici sono la terra su cui poggia i piedi e che nessuno gliela può garantire. Quindi ognuno di noi deve fare la propria parte e diventare un soggetto attivo nel garantire lo stato democratico, assumersi la propria parte di responsabilità, conoscere il passato per lavorare ad un futuro migliore".

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