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Ristoranti in punta di forchetta

Ristoranti in punta di forchetta

A cura di Marco Gemelli

Museo della bistecca: esibizione di ciccia / FOTO

A cura di Marco Gemelli

Esistono numerosi motivi per visitare Firenze, è un dato di fatto. Ma due su tutti, sono quelli che da sempre attraggono in riva all'Arno turisti provenienti da tutto il mondo: sono la cultura e il buon cibo. Sul primo versante, la città ospita una serie impressionante di grandi e piccoli musei; sul secondo, invece, la città del David è patria indiscussa di uno dei piatti italiani più iconici, quella bistecca alla fiorentina che da mesi combatte per vedersi riconosciuto il titolo di patrimonio UNESCO dell'umanità. Ebbene, proprio a Firenze qualcuno ha pensato di unire nello stesso luogo le due principali leve turistiche cittadine, realizzando un progetto unico nel suo genere: il “Museo della Bistecca”. Sgombriamo il campo da ogni equivoco: si tratta di un ristorante, che tuttavia possiede una serie di elementi che lo avvicinano concettualmente ad un vero e proprio museo, al punto da potersi definire uno steak museum.

Nelle intenzioni degli imprenditori – già titolari di altri ristoranti fiorentini – c'era la volontà di riunire di un unico spazio il mondo della carne e quello dell'estetica: la prima è il soggetto principale, proprio come accade a un quadro all'interno di un museo, mentre l'ispirazione richiama fortemente quella di una galleria d'arte. Per tenere la “ciccia” al centro dell'attenzione, l'arredamento del Museo della Bistecca prevede ambienti essenziali come base per esaltare l'esperienza gastronomica. Ecco quindi un'atmosfera che si avvale di forti contrasti per definire una fusione tra design, approccio e lifestyle, grazie a una serie di cornici (altro rimando al mondo museale) al cui interno sono presenti ritratti legati al mondo animale, in un costante “passo doppio” tra cultura e gastronomia, tra arte e cucina, tra quadri e carne, ideato e curato dall'agenzia campana Molaro Graphic.

Con oltre un centinaio di coperti a disposizione, da “ammirare” non saranno solo le costate nel piatto e le mezzene alle pareti, così come le caricature in chiave bovina di alcune delle più celebri opere d'arte del Rinascimento: al Museo della bistecca uno spazio è infatti dedicato anche a chi la carne la lavora, tessendo un filo ideale che dall'allevamento arriva all'impiattamento. Un macellaio è presente in una postazione ad hoc, per raccontare storia e del prodotto, un valore aggiunto che va al di là dell'esperienza sensoriale della degustazione.

Ma il Museo della Bistecca è pur sempre un ristorante di carne, ed ecco ciò che si potrà assaggiare a pranzo e cena, 7 giorni su 7, spaziando tra 15 diverse razze e tipologie di carne: per gli stomaci più temerari esistono tre “experience” composte da altrettanti piatti e dedicate rispettivamente alla Chianina, al tomahawk e alla Sashi finlandese, mentre sul fronte della bistecca la scelta spazia dalla Prussiana all'Angus irlandese, dalla Frisona danese fino alla Simmenthal e alla Rubia Gallega, senza dimenticare la tagliata di Wagyu di provenienza Australia, UK e Giappone.

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