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Lunedì, 29 Novembre 2021

Le cause della violenza in piazza: "La società ha abdicato nell'attività educativa"

L'analisi del dott. Loris Pinzani

A Firenze così come in tante altre grandi città esplode la violenza. Le pagine di cronaca riportano folle gravate da tensioni espresse e tradotte in atti misti di furore vandalico e frenesia distruttiva, ancor meno giustificabile e “logica“ di quanto lo sia di solito; preoccupante perché totalmente irrazionale, ammesso che possa mai esserlo. È ora che serve una osservazione mentale che spieghi il senso di un comportamento incomprensibile della folla. Una folla di giovani, con la stessa età di quegli di cui spesso siamo orgogliosi. In questo caso non sono in gioco obbiettivi da perseguire, ma piuttosto viene tradotta in comportamento una rabbia salendo su statue, piuttosto che con atti distruttivi fine a sé stessi. Non è una condizione espressa da singoli, ma si tratta di una condotta condivisa del gruppo. Questa frase contiene un’analisi che nasconde il peso della tensione che in alcuni (solo in alcuni!) prevale su un’attività di riflessione. A questa rabbia viene sacrificata ogni ragione da cui derivano comportamenti privi di riflessione. Ne deriva che in questo dilagare di paura e incertezza, coloro che hanno motivi di rabbia la esprimono fino a vederla acclamata dal gruppo. Quel gruppo la approva, mostrando la propria distanza dalla volontà di riflettere su sé e sulle cose.
Questa società paga lo scotto di avere abdicato in molti aspetti, dando al gruppo la funzione della famiglia, nell’attività educativa. È nel gruppo che prevale la soddisfazione dell’espressione delle emozioni senza alcun filtro, che provoca la tensione su cui ci troviamo ad interrogarsi. Oltre a fermare questa che rischia di essere una modalità espressiva, chiediamoci come sia stato possibile che un nucleo sociale fondamentale come quello della famiglia si sia indebolito, mancando all’appuntamento con l’educazione di adolescenti, presto diventati giovani agitati e scontenti. Ricordiamo che in questa società così come in ogni altra di ogni altro momento storico, si vive e si comunica e si impara prima che in ogni altro luogo nel gruppo in cui si ha un primo sviluppo. Non giriamoci intorno: è lì che deve avvenire un apprendimento, è necessaria chi lo esprime e lo attribuisce.

Le cause della violenza in piazza: "La società ha abdicato nell'attività educativa"

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