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Strage dei Georgofili: l'importanza di avere memoria dei fatti

L'analisi del dottor Loris Pinzani

Un’ora dopo mezzanotte, il 27 maggio del 1993, Firenze fu scossa da un boato, fragoroso quanto il dramma che contenne. Via dei Georgofili si squarciò patendo il cordoglio per cinque vittime e quarantotto feriti. Un lutto dell’Italia.
La storia si sviluppa in una vicenda che scorre senza nessuna sosta. Anche quando sembra rallenti o proceda lesta oppure si fermi, in realtà avanza con la velocità che le appartiene, giorno per giorno. È un passo che non viene deciso, ma osservato ed osservando se ne traggono le immagini e ci si avvede del futuro, tanto quanto del passato prossimo.

Procede ininterrottamente, la storia e dalle vicende disegna il suo sviluppo, come un nastro che si srotola nel proprio percorso. Di fronte all’osservatore le immagini scorrono, talvolta sembrano sovrapporsi oppure al contrario, assentarsi fino a stagnare; sembra che vi siano le stesse figure del passato, gli stessi fatti, eppure il nastro scorre; sempre. Spesso si ripete. Così, talvolta sembra che il tempo si fermi, in altri momenti sembra precipiti, scivolando su fatti.
Senza la memoria di quello che è stato, non si impara dal nastro che scorre, dagli errori oppure da un successo sociale appena trascorso, ma cancellato in pochi decenni di vita.

Gli esseri della nostra specie sono insieme simili e straordinariamente differenti tra loro. Hanno bisogno di apprendimenti emozionali che riguardino sé stessi, hanno bisogno di vivere le esperienze in modo diretto, come non credessero al passato. Viene di dire che la storia non insegna a chi non abbia voglia di osservarla. Così, una parte della consapevolezza di quel che è stato viene dispersa con le nuove vite che si illudono ognuna per gli stessi sogni, oppure credono alle stesse bugie, finendo di fare a meno dei patimenti o delle gioie che si sono appena svolte, distanti solo pochi lustri, una miseria di tempo appena vissuto. In effetti ogni individuo ha impellenza di vivere sulla propria pelle le esperienze, come se non si fidasse del passato ed in esso del senso che contiene, della saggezza o della sua follia.

Non si impara facilmente dal passato. Questa semplice considerazione é inevitabile parlando di memoria storica, necessaria per sperare nell’ascesa dei popoli, indispensabile per evitare fatiche di interi etnie, talvolta necessarie per scansare follie antropologiche, accadute solo pochi decenni prima, che rischiano di ripetersi oggi. Ecco, il bisogno della storia.


Nell’osservare il passato in prospettiva di distinguono le strade percorse oggi, che contengono la possibilità di usufruire di un bagaglio immenso, fatto di emozioni vissute con esiti a cui ha attinto chi ci ha preceduti. Rileggere la storia diventa qualcosa di così fondamentale da considerarsi irrinunciabile ed in esso sono irrinunciabili le esperienze, gli errori ed i patimenti, i successi. La storia serve a gestire il vuoto della memoria di ogni singolo che non deve prevalere su quella che potremmo chiamare consapevolezza collettiva. È incredibile come siano così diversi e simili gli esseri umani, eppure ogni vita ricomincia facendo a meno di quello che è stato fino a poco prima. Così in questi giorni si ripercorre un passato recente in cui uomini e valori sono passati su quel nastro, lasciando un segno che non può essere cancellato.

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