Ritorno verso la normalità: dallo stress del non vivere allo stress del vivere quotidiano

L'analisi del dottor Loris Pinzani

Foto di Ulrike Mai da Pixabay

Con fatica e forse con quella che può essere considerata una legittima incertezza, la condizione generale sta procedendo in direzione della normalità. Almeno sembra. Gli sforzi di vaccinazione e di prevenzione fanno immaginare che il politico “rischio ponderato” abbia finalmente un effetto. Certo è che ad ogni rischio sopravvive il timore, come a dire che anche nella migliore delle ipotesi, la paura sarà ancora a lungo nostra compagna. Per questo motivo quello attuale sembra essere il momento in cui le aspettative sono maggiori delle potenzialità. Questi sono i motivi per cui non abbiamo un’altra scelta se non quella di affidarsi al buon senso di tutti e provare a gestire una riapertura, complessa, articolata ed in sé contraddittoria. Dovevamo riaprire prima? In modo diverso? Dovremo (con quale successo) cercare i colpevoli? Avremmo dovuto rischiare? “Forzare” le vaccinazioni? Per il momento ognuno ha opinioni, o almeno dice di averne.

Certo è che è necessario procedere in direzione di una normalità prima di attendere che essa si mostri possibile. Questa variazione sarà più complessa di quanto si può immaginare, dal momento che ogni cambiamento nasconde una difficoltà. Certo è che nessuna difficoltà può superare quella di aver fermato buona parte dell’intero mondo in attesa di un rimedio che sembra trovato, con tutti i rischi del caso.

Il popolo ha tanta rabbia. Lo si vede facilmente da quanto viene scritto nei commenti sui social: spesso gli individui nemmeno arrivano a leggere le prime righe e già si scagliano contro qualunque ipotesi che non sia la loro oppure, meglio, qualunque ipotesi esposta. La rabbia.

Sarà difficile passare dalla tensione attuale fatta di profonde incertezze, ad un altro tipo di tensione, dovuta al ritorno ad una quotidianità a cui dovremo necessariamente affidarsi, senza averla più in mente.
Nonostante le condizioni stressanti si somiglino, esse sono profondamente diverse, diversi sono tra loro i momenti storici e le difficoltà. Ormai, è diversa la gente. La pandemia ha cambiato in modo radicale almeno tre generazioni, che l’hanno vissuta e subita. A seconda della fragilità di ogni singolo, cambia la difficoltà con cui viene affrontato il frammento di vita, cambiano gli obiettivi ed i risultati che mutano tra gli esseri. Come è giusto che sia, l’euforia del ritorno brucerà la paura di ogni tensione. Ubi maior minor cessat, in questo caso come spesso accade, il bisogno maggiore (di riprendere la vita di sempre) annienterà l’altro, dovuto alla paura. Dobbiamo ripartire.

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