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Foto di VSRao da Pixabay

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Covid: la questione del burnout del personale sanitario

L'analisi del dottor Loris Pinzani

Quello del personale sanitario in burnout è un problema che c’è sempre stato nel corso della storia delle avversità umane. In esso accade che l’operatore, arresti la propria capacità di controllare in sé il disagio che ha dinanzi, espresso dal ripetersi del senso di impotenza nell’arginare una difficoltà sanitaria.

Burnout e Covid: i medici lanciano l'allarme 

Viviamo in un paese dove ogni categoria viene alternativamente lodata oppure reietta con preoccupante alternanza, tuttavia le condizioni hanno un senso, una derivazione ed un epilogo, generalmente logici. In questo caso, chi pensa che ci si possa abituare in buona misura per lavoro ad osservare il patimento, sbaglia di grosso. Diciamo piuttosto che si impara a distinguerlo ed a considerarne il motivo, la classificazione nosografica, ma non certo a non vederlo e farselo scivolare di dosso come si potrebbe fare con il sudore. Chi presta assistenza ai propri simili vive in ogni caso uno stress che non viene redento dall’esperienza o dalla pratica, casomai se ne conosce la natura e questo certamente aiuta, ma rimane la fatica di quello che si vede, in cui l’individuo curante si immedesima in quello curato. È giusto così! In questa breve analisi affiora una circostanza umana spontanea: esiste la tendenza naturale a vedere su di sé stessi gli effetti del danno che si osserva nell’altro; in tutto questo, più è intimo è il rapporto, più è grave la condizione e maggiore è l’assorbimento del malessere. Così, non si tratta (solo) di stress dovuto alla quantità di lavoro (seppur ingente) ma piuttosto all’esposizione di una difficoltà che viene assorbita, fino ad essere rivissuta; non è questione di empatia così come la si intende in senso classico, si tratta piuttosto dell’impossibilità di ignorare una sofferenza, che si somma a quella precedente ogni volta che essa compare davanti seppur con un altro viso ed un’altra storia, per la propensione umana ad immedesimarsi in chiunque esprima un’emozione, da cui deriva una medesima perdizione dovuta all’impotenza. Ed oggi ne siamo colmi.
 

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