Psicologia: nel cuore della mente

Psicologia: nel cuore della mente

Coronavirus e il rispetto delle regole

L'analisi del dottor Loris Pinzani

Nell’individuo le regole sono condizioni imposte da sé stessi o da un insieme sociale; rispettarle implica spesso una limitazione della libertà, senza che questa rinuncia ne attenui l’importanza. Socialmente il discorso è differente, dal momento che i soggetti tendono a difendere la propria struttura di personalità ed in essa il proprio modo di fare consueto. In ogni caso la difesa delle necessità personali è talmente accentuata da offuscare nell’individuo l’importanza dello stesso bisogno sociale.

La mente, intesa come entità psichica fuori dal controllo della consapevolezza, non ha una vera e propria razionalità, per cui il criterio a cui fa riferimento non è certamente quello della logica ordinaria; la logica mentale non è quella classica, anzi con quella ha ben poco a che spartire.

Riguardo alla circostanza che ci troviamo a vivere al momento storico attuale, appare prevalente la necessità stabilita dalle norme emanate e le deroghe sono relativamente poche. Ne consegue che l’individuo rinuncia necessariamente a quello che fin ad oggi ha ritenuto necessario, che sia la corsa ai giardini, uscire, comunicare o comunque semplicemente di ritenersi libero di stabilire le azioni quotidiane personali. Questo per adulti e per minori.
In effetti le regole si rispettano generalmente perché si crede nella loro utilità oppure perché si è obbligati ad accondiscendere ad esse, non si può accondiscendere alle regole stesse per qualcosa di diverso dalla convinzione che le norme abbiano utilità. In realtà ogni regola viene tollerata male dalla mente individuale, per quanto possa essere necessario se non addirittura indispensabile seguirla.

Ogni norma da rispettare è collegata all’intenzione ed alla volontà di contravvenire ad essa, ma questa volta è vietato per chiunque. Quali conseguenze saranno agite dopo un periodo di tempo di limitazione della libertà in varie categorie sociali da due a novant’anni? Probabilmente in tempi modesti, le conseguenze saranno ben poche, se non la memoria di una limitazione che avrà il potere di educare ad una necessità piuttosto che lasciare un tratto simile a quello della reclusione. Negli anni settanta durante il conflitto del Vietnam i bambini venivano tenuti nei rifugi antiaerei ed esposti a turno ai raggi solari per favorire in loro la produzione della vitamina D, notoriamente sintetizzata tramite la luce naturale. Un mese dopo l’altro. Fortunatamente la condizione attuale è molto diversa da quella.

Le regole stesse che le istituzioni hanno stabilito in quest’ultimo periodo hanno riguardato forme di isolamento e mai come in questo periodo storico ci si è resi conto di quanto sia rilevante la libertà di gestire una determinata condotta sociale, di quanto si sia abituati alla consueta capacità di scegliere gli aspetti più semplici dell’esistenza quotidiana. Questo deve essere spiegato ai bambini che certamente si annoieranno in casa, ma dovranno accettare “obtorto collo” che esistono necessità e da esse scaturiscono le regole. Poi, ma solo dopo, sarà dato sapere se le norme sono state eccessive oppure adeguate.

In realtà non siamo abituati ad una diversa gestione del tempo, fino a non tollerare una fatica tanto inevitabile quanto modesta, che ci ha costretti ad una intensa variazione dell’uso della nostra giornata. È bastato questo per produrre un dissesto fin troppo marcato.

Ci sono e ancor più ci saranno, conseguenze dovute a queste variazioni e certamente il non uscire ma soprattutto i disagi che questo provoca servono a capire quanto ci sia difficile fare a meno di aspetti che sono parte di una routine diventata necessaria, come accade spesso nella storia dei popoli.

Al di là di questo è evidente come sia importante usufruire di una sacrosanta libertà ma altrettanto sacrosanto è stato il bisogno di porvi limiti per quegli che ad oggi appaiono motivi di salute sociale. L’uomo deve abituarsi a tollerare anche quando non è spontaneo farlo.

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