Psicologia: nel cuore della mente

Psicologia: nel cuore della mente

Coronavirus e psicologia: come tollerare l’ansia del contagio    

L'analisi del dottor Loris Pinzani

Foto di jwvein da Pixabay

A volte valutiamo quello che abbiamo confrontandolo con quello che desideriamo, uscendone sconfitti. La difficoltà della condizione scientifica appare evidente, così come quella politica. In questi giorni l’insieme umano mostra il proprio limite, da cui è inevitabile percepire il senso di fragilità rispetto alla condizione che incombe: è tangibile l’abbandono percepito nei percorsi dell’esistenza. Quello che accade dà la dimensione dell’inevitabile fragilità umana a cui non si sfugge, rischiando di essere vittima sia dell’ansia che del virus. Siamo di fronte alla delusione, o meglio alla disillusione psicologica, di aver compreso che non c’è un salvatore a cui affidarsi, né un soggetti da idealizzare come scopo della vita. Quello che accade fa sentire ognuno potenziali vittime, senza protezione.

Il contagio di un agente infettivo, per sua natura infinitamente piccolo quindi subdolo ed incontrollabile, è in grado di far insorgere un’ansia dovuta all’impossibilità di controllare la propria esistenza, senza che nessuno possa sottrarsi agli effetti che ne derivano. 

Il tema dell’infezione è radicato, presente da sempre nella struttura psichica umana. Il rischio di contrarre una malattia, a maggior ragione per contagio, rappresenta l’esempio di un danno incontrollabile che passa tra gli individui, inconsapevoli portatori di un male umano ed incomprensibile, che strappa dalla vita danneggiando la condizione più materiale dell’uomo: quella fisica. Tutto questo viene letto come distruttivo dal sistema del pensiero ed insiste nell’argomento in cui la nostra specie è più vulnerabile: l’ignoto. Si vive come perdita di equilibrio ogni circostanza che comprometta la propria realtà ormai imprevedibile, che viene letta come sconfitta sociale ed affettiva. 

Da questa breve analisi siamo in grado di comprende bene quanto l’essere umano attuale sia vulnerabile, mediante un flusso di pensieri abbinati ed emozioni gravose di paura e di rabbia. 

Tuttavia l ’uomo sopravviverà anche questa volta. Siamo usciti da condizioni pandemiche (ad oggi) enormemente maggiori, che si sono sviluppate nel passato più o meno recente con risultati inenarrabili; come il caso delle varie pestilenze dei secoli scorsi o l’epidemia della spagnola all’inizio di quello passato, oppure il vaiolo ed il colera, che hanno prodotto disastri incalcolati nel corso del tempo. 

Fino a questi ultimi due decenni, si sapeva molto meno di quanto stava accadendo nel resto del mondo e proprio questa (modesta o modestissima) conoscenza impediva lo svilupparsi di una consapevolezza che portava ad una maggiore ansia.
In parte dei casi l’ansia può e deve essere gestita, tuttavia è certamente complesso che questo avvenga se non si sono prodotte in passato le condizioni adeguate di equilibrio. Ad ogni modo l’unica possibilità di attenuarne gli effetti, senza aver operato un lavoro psicologico a monte, consiste nel guardarla con forza, di osservarne gli aspetti e di ridurla alla condizione opposta, ossia la razionalizzazione degli eventi: il tentativo è spesso utile e porta a risultati almeno apprezzabili: l’umanità continuerà ad esistere ed in essa gran parte (non tutta) della realtà a cui siamo abituati e di cui avvertiamo la mancanza prima ancora della carenza. 
 

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