Loris Pinzani, nato nel 1963 a Firenze, dove vive. Laureato in psicologia presso l'Ateneo fiorentino, specialista in psicologia clinica. Svolge attività di psicoterapia a Firenze e Roma. Coordina intensa attività di ricerca in ambito clinico, ha individuato e teorizzato le componenti del "Processo Anevrotico Terapeutico" PAT; autore di saggi di psicologia clinica, in cui ha teorizzato la metodica riabilitativa, isolandone le componenti. Autore di pubblicazioni specialistiche, è redattore rubriche di psicologia presso reti televisive, direttore scientifico de ilgiornaledipsicologia.it , componente del comitato di redazione della testata neuroscienze.net , consulente di psicologia su reti televisive e radiofoniche. Su Firenzetoday tratterà argomenti di psicologia e psicoterapia legati ai fatti di cronaca e risponderà alle domande dei lettori in "Attualità" e "Psicologia". info@loris-pinzani.it www.loris-pinzani.it Recapito telefonico 3341116316

Psicologia: nel cuore della mente

Il bullismo ha conseguenze e testimonia il presente

L'analisi del dottor Loris Pinzani

Foto di Ulrike Mai da Pixabay

Ancora un atto di bullismo, ancora violenza inaudita filmata e passata ai social come un trofeo. Proprio a Firenze.
Non si venga a dire che “sono cose sempre esistite”, non si venga a dire che “i ragazzi hanno sempre giocato a darsi fastidio”. Oggi (infatti) ci troviamo a sanare psicologicamente drammi che hanno i loro prodromi in età infantile. Tutto questo deve essere ben chiaro all’insieme della stessa società, a cominciare dalle istituzioni fino alla punta di diamante che incide e forma l’individuo, ossia la famiglia: la condizione psicologica degli individui nel corso dell’esistenza si decide (certamente!) in gran parte in età sensibili, in cui avviene la struttura di tratti fondamentali che si ripeteranno nell’esistenza, in cui avranno riscontro. Sono questi i momenti fondativi che determinano la struttura della personalità.

Il caso: bullismo su una tredicenne a Firenze

Osserviamo che il bullismo, come ogni forma di violenza mostrata, agita e perpetrata verso (e dai minori) non è giammai da considerare un gioco, ma da considerare per quello che è: una disfatta sociale. Insieme a questo l’aggressività agita mostra l’idea chiara della difficoltà che esiste all’interno di una società distratta tra i tanti desideri di prevalere oltre quanto sia legittimo immaginare.

Si tratta di traumi veri e propri, molto spesso inosservabili per molto tempo, ma che hanno un elevato rischio di permanenza all’interno della psicologia individuale, con ripercussioni certe, spesso al di là di quello che è possibile sanare con il solo intervento psicologico/sociale del momento presente. Talvolta le conseguenze si protraggono nel corso dell’esistenza, fin quando un intervento specialistico ne recide le redini, ne redime le paure. Le stesse che sono esposte dalla violenza minorile o adulta che sia. Ogni aggressività distingue la debolezza di chi la esprime.

In effetti, la violenza minorile ha lo stesso significato di un’aggressività latente e non redenta. Non si tratta di un gioco o di una semplice dimostrazione di forza, ma piuttosto dell’espressione di un disagio e della incapacità di esprimerne il senso. La domanda immediata e lancinante è: come è stato possibile che i minori che hanno agito atti di evidente bullismo abbiano immaginato che questo sarebbe stato consentito dopo essere stato rilevato dal sistema sociale in cui sono inseriti. Diamo una risposta a questa domanda. La risposta riguarda noi!

L’attività educativa è certamente tra le più complesse, ancor più all’interno di una società che complessa lo certamente, sollecitata da stimoli spesso inadeguati, esagerati, mistificati da quello che appare, da quello che si lascia accadere. Inutile cercare tra le istanze; famiglia, certamente subissata ed esausta, è l’organo primo per l’incarico educativo. Ma la famiglia vegeta nella società ed in essa attinge timori.
 

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