rotate-mobile
Diario di una donna

Diario di una donna

A cura di Federica Sazzini

Lo spot sulla pesca? E' scialbo, ma è interessante lo sdegno che ha creato

Ci nascondiamo dietro a un dito, fingiamo di non vedere la sofferenza: ma così facciamo un torto a noi e a loro

Se è vero che la prima causa di divorzio è il matrimonio, oggi sembra conseguenza quasi inevitabile. In Italia ogni 100 matrimoni vi sono 48 divorzi. Erano 2,9 su 100 nel 1975 e 20 su 100 nel 2007. Il dato è chiaro e conferma una tendenza sempre più evidente nel corso degli anni.

Non mi sorprende quindi che Esselunga, nel voler dipingere il quadro di una famiglia “probabile” e “comune”, abbia scelto quella di una coppia separata con un’ unica figlia (in Italia cinque coppie su dieci hanno un solo figlio).

Cori di indignazione si sono sollevati un po’ ovunque. C’è stato chi ha visto in questo breve spot un attacco all’istituto del divorzio, chi una critica feroce nei confronti di quei genitori scellerati che si separano senza pensare al bene dei figli, chi addirittura l’intenzione deliberata di volere ribadire una volta di più stereotipi tradizionali e maschilisti che vedono la madre impegnata a fare la spesa con la figlia (e non il padre).

Ritengo che, sebbene lo spot sia abbastanza scialbo, è invece molto interessante lo sdegno con cui questo è stato accolto. Personalmente, credo che ciò che dia fastidio sia che per tutta la durata della pubblicità ciò che ci viene mostrata è una bambina tutto sommato triste. Non sempre triste, ci sono momenti in cui gioca e scherza con la madre, ma tutto sommato abbastanza stufa di doversi dividere fra due case e non poter starsene in pace sia con mamma che con papà.

Ora, quando ci si separa lo si fa pensando di andare a stare meglio, e a stare meglio tutti, genitori e figli, e nessuno lo fa con intenzione masochistiche.

Ciò non toglie che, specialmente all’inizio, prima di trovare nuovi equilibri, separarsi faccia un male cane. Lo dico da divorziata. Quando mi sono separata non avevo figli, ma anche così è stata un’esperienza oltremodo dolorosa. Non solo soffrivo per il fallimento di un progetto di vita insieme, ma soffrivo anche per il dolore che leggevo negli occhi di chi avevo intorno.

Però è la vita. Un ramo malato a volte va tagliato, anche se lì per lì la pianta soffre. Se all’epoca avessi avuto dei figli come avrei reagito di fronte al loro dolore? Mi sarei raccontata la storia che se ci separa bene allora i figli non soffrono? Che è un arricchimento per il bambino, perché potrà godere in futuro di una famiglia allargata, e che tutto sommato avere due case invece di una ha i suoi vantaggi?

No. Perchè queste sono balle. I genitori della mia generazione hanno il terrore di vedere i propri figli soffrire. É un tabù, ci riteniamo responsabili della felicità dei nostri bambini. Per noi è un imperativo, i nostri figli devono essere felici.

E quando un semplice spot ci ricorda che molte nostre scelte portano alla loro infelicità lo viviamo come un affronto personale. Ci nascondiamo dietro a un dito, fingiamo di non vedere quella sofferenza, la neghiamo. Ma così facciamo un torto a noi e a loro.

Una separazione porta tanto dolore. Ma ciò non significa che non sia giusta, opportuna o necessaria. Forse dovremmo avere il coraggio di ammettere che il nostro compito di genitori è accompagnare i nostri figli all’età adulta e ad avere un loro equilibrio, che sarà fatto di alti e bassi, gioie e dolori.

Come diceva mia nonna: la vita è tutta un noviziato! Solo, non raccontiamoci balle, e non raccontiamole a loro.  Come diceva A.M.Lindbergh: “Non credo che la mera sofferenza insegni. Se la sola sofferenza insegnasse, tutto il mondo sarebbe saggio, poichè tutti soffrono. Alla sofferenza vanno aggiunti il cordoglio, la comprensione, la pazienza, l’amore, l’apertura e la disponibilità a rimanere vulnerabili”.  A volte i bambini chiedono tutto questo con una pèsca.

Pieraccioni la piglia a ridere: "Ora arriva quello della Coop" / VIDEO

Si parla di

Lo spot sulla pesca? E' scialbo, ma è interessante lo sdegno che ha creato

FirenzeToday è in caricamento