Venerdì, 19 Luglio 2024
Diario di una donna

Diario di una donna

A cura di Federica Sazzini

Quello della Cortellesi è un film sulla dignità: lottiamo ogni giorno, perché nulla è scontato

La Costituzione della Repubblica italiana garantisce alle donne pari diritti e pari dignità sociale in ogni campo, non dimentichiamocelo.

Ieri, 15 novembre, si è celebrata lo European equal pay day, ovvero la giornata europea per la parità retributiva. È il giorno in cui nell’Unione Europea le donne smettono di guadagnare per il lavoro che compiono durante l’anno.

In Italia le cose vanno peggio, perchè questo giorno cade intorno a metà settembre, essendo la differenza di salario di circa il 30%. Alcune delle ragioni del divario retributivo di genere sono strutturali e sono legate alle differenze di occupazione, al livello di istruzione e all'esperienza lavorativa.

Sì, ma perchè? Perchè molte donne lavorano part-time per potersi prendere cura dei bambini e degli anziani o per occuparsi dei lavori domestici. Perché le scelte professionali delle donne sono influenzate dalle responsabilità familiari, e quindi hanno molte più interruzioni di carriera (maternità, cura dei figli).

Perché le donne “scelgono” di lavorare in settori a bassa retribuzione. Il 24% circa del divario retributivo di genere può essere spiegato con una sovra-rappresentanza di donne in settori a basso salario come l'assistenza, la sanità e l'istruzione.

Perché le donne occupano meno posizioni dirigenziali: nel 2020 queste costituivano un terzo (34%) dei dirigenti nell'UE sebbene rappresentino quasi la metà dei dipendenti.

Da vedere

E quindi? E quindi film come “C’era domani” di Paola Cortellesi sono film che vanno fatti e che vanno visti. Perché sotto tanti aspetti noi donne siamo ancora lì, in quel seminterrato anni ’40, con la vestina indosso per pulire e preoccupate di riuscire a fare tutto.

Perché ci scapicolliamo correndo fra lavori poco retribuiti, e meno retribuiti dei nostri colleghi maschi, anche quando sono inetti come l’apprendista ombrellaio cui la Delia del film deve insegnare il mestiere.

Perché stiamo zitte quando l’ennesimo uomo di turno, marito, barista o notaio ci dice che dobbiamo stare zitte, e non importa se siamo delle popolane o delle donne alto borghesi, comunque dobbiamo stare zitte. Perché ancora tante donne tacciono di fronte alle botte dell’uomo che dice di amarle. E stanno zitte temondo per se stesse e per i propri figli, perché “non sanno dove andare”.

Non hanno i soldi per fuggire, non hanno il supporto familiare per farlo, non hanno una società che gli tenda una mano e che gli dica: è giusto che tu te ne vada, perché questa situazione sta uccidendo la tua dignità. E così tante donne sono ancora in quel seminterrato anni ’40. Un po’ ci stiamo ancora tutte.

Un film sulla dignità

Dicono che il fim della Cortellesi sia un film sulla violenza di genere. Io credo che sia un film sulla dignità. La dignità per cui dobbiamo lottare ogni giorno, perché nulla è scontato, nulla è garantito. 

Se non avete visto il film, vi consiglio di non proseguire nella lettura, perchè mi voglio soffermare sul finale. 

Delia è una donna remissiva e che accetta con rassegnazione le disgrazie che le sono capitate nella vita. Un uomo violento che non può lasciare, un suocero assillante che pretende di essere accudito, la miseria nera della guerra e del periodo post-bellico, una figlia che la giudica continuamente per tutto quello che non riesce a fare (gridare, ribellarsi, andaserene) senza capire che Delia quelle cose non le può fare.

E poi, un giorno, finalmente, arriva una cosa che Delia può fare. Può votare. E per un giorno riacquista la sua dignità. Se lo Stato, se la società che fino a quel momento ha ascoltato solo gli uomini all’improvviso ascolta anche lei, beh, forse, non è una nullità.

E Delia prende coraggio. Fugge, non per sempre, non con un altro, ma comunque fugge e va a votare. Si mette una camicia nuova, la prima che acquista per sé da anni, e un filo di rossetto e va.

È un momento liberatorio per tutti noi, che in sala restiamo zitti e ci sentiamo un brivido lungo la schiena. Ci sono cose che diamo per scontate, ovvero che il nostro diritto di voto sia garantito, ed è bene che film così ci ricordino che non lo è sempre stato e non è detto che lo sarà sempre.

Pari diritti e pari dignità

E poi ci sono altre cose che diamo per scontate, ad esempio che una donna guadagni meno di un uomo, e che dovremmo smettere di prendere per tali.

Nel 1948, terminati i lavori dell'assemblea costituente, venne approvata la Costituzione della Repubblica italiana; a conclusione di un travaglio durato oltre un secolo, il suo terzo articolo garantisce alle donne pari diritti e pari dignità sociale in ogni campo, compreso quello dell'elettorato attivo e passivo. Pari dignità. Non dimentichiamocelo.

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