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Basilica di S. Maria Novella: alla scoperta del terzo ritratto di Dante

A cura di Rosanna Bari

Nel settecentenario della sua morte, continua il nostro viaggio sulle tracce del "divin poeta" nella basilica domenicana di Santa Maria Novella. All'interno della chiesa, nella Cappella Strozzi di Mantova, si trovano i due ritratti di Dante già illustrati nell'articolo pubblicato l'11 Febbraio.Il terzo ritratto, invece, lo scopriamo all'esterno, nella Sala del Capitolo, conosciuta con il nome di "Cappellone degli Spagnoli". Fu chiamata così dal 1566 quando, alla colonia di spagnoli al seguito di Eleonora da Toledo, moglie di Cosimo I, fu concesso di utilizzare quell'ambiente per il culto.

La costruzione risale al 1343-1355 circa, e nel 1365 Andrea di Bonaiuto ne eseguì gli affreschi. Egli realizzò un complesso programma iconografico dove Cristo è Redentore dell'umanità, mentre l'Ordine domenicano compie la sua instancabile azione di lotta all'eresia. Gli affreschi che nascondono il ritratto del "divin poeta", e della donna da lui amata, sono quelli della parete di destra che illustrano la "Chiesa militante e trionfante".

Analizzando il dipinto vediamo che, in basso a sinistra, vi è una moltitudine di personaggi che si stagliano contro il modello della cattedrale di Santa Maria del Fiore. Seduto al centro in posa solenne il Papa, mentre a destra, al di sotto del terzo re con la spada in alto troviamo Boccaccio, vestito di rosso e con un libro chiuso al petto. Dietro di lui Petrarca, con cappa e cappuccio d'ermellino, e alla sua sinistra Dante di profilo, vestito di verde e con copricapo bianco.

Al di sotto della figura di Dante, inginocchiate, vi sono le donne amate e muse ispiratrici dei tre illustri letterati. Da sinistra di profilo e con i capelli biondi sciolti Laura, amata da Petrarca. Dietro di lei Fiammetta, amata da Boccaccio, con una piccola fiamma sul collo e infine, alla sua sinistra, vestita di verde e con i capelli raccolti Beatrice, la donna amata dal Sommo Poeta.


Dante nacque a Firenze nel 1265 e morì a Ravenna nel 1321. Sebbene sin dal 1302 fosse in esilio, nelle loro opere gli artisti fiorentini continuarono a ritrarre il poeta, riportandolo per sempre nella sua amata Firenze in "modo virtuale", così come diremmo al giorno d'oggi.

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