rotate-mobile
Martedì, 29 Novembre 2022
Arte: i tesori di Firenze

Arte: i tesori di Firenze

A cura di Rosanna Bari (Guida turistica qualificata di Firenze)

"Ratto delle Sabine": sotto la Loggia della Signoria il capolavoro di Giambologna

A cura di Rosanna Bari

 A fianco di Palazzo Vecchio, sotto la Loggia della Signoria detta anche dei Lanzi, si trova il "Ratto delle Sabine", imponente scultura realizzata da Giambologna nel 1583. Il gruppo scultoreo in marmo, alto circa 4 metri, è una delle opere esposte sotto la loggia, utilizzata durante il governo repubblicano per le assemblee pubbliche e le cerimonie di rappresentanza. Fu da questa loggia, che nel 1532 fu annunciata l'abdicazione dell'ultima Signoria e il passaggio del potere al primo duca: Alessandro de' Medici. Da allora fu utilizzata dai Lanzichenecchi della guardia ducale, e fu così che venne chiamata anche Loggia dei Lanzi.

La scultura, animata da un moto circolare a spirale, è l'evoluzione di tre corpi in movimento. In basso, un anziano è bloccato dalle possenti gambe del giovane il quale, nell'intento di catturarla, tiene saldamente stretta a sé una giovane donna che, con movimenti disperati e convulsi, cerca di divincolarsi da lui. L'artista, sotto l'impulso delle sculture di Michelangelo, aveva voluto realizzare un'opera che rappresentasse un virtuosistico saggio di figure in movimento: un intreccio di corpi in cui ognuno è impegnato in azioni differenti che generano tre diversi tipi di torsioni. Fu l'erudito Raffaello Borghini che, successivamente, identificò il gruppo con il ratto delle Sabine.

L'episodio delle Sabine, è descritto anche all'interno di Palazzo Vecchio negli appartamenti di Eleonora di Toledo moglie di Cosimo I, dove, mediante i decori dei soffitti dipinti da Giorgio Vasari e dall'allievo Giovanni Stradano, si vollero esaltare le virtù della Duchessa. In una delle stanze, infatti, l'episodio dedicato alla sabina Ersilia divenuta moglie di Romolo, re e fondatore di Roma, celebra la capacità di mediazione di Eleonora. Ersilia, assieme alle altre donne sabine rapite dai Romani affinché diventassero le loro mogli, si gettò coraggiosamente nella mischia fra i padri sabini e i mariti romani per indurli ad interrompere le ostilità e convincerli alla pace. Questo eroico e amorevole gesto commosse sia i Sabini che i Romani i quali, pacificamente, lasciarono che le figlie e le mogli si ponessero fra di loro, e in nome dell'amore per le loro donne stipularono un risolutivo trattato di pace.

Si parla di
Sullo stesso argomento

"Ratto delle Sabine": sotto la Loggia della Signoria il capolavoro di Giambologna

FirenzeToday è in caricamento