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Arte: i tesori di Firenze

Opinioni

Arte: i tesori di Firenze

A cura di Rosanna Bari (Guida turistica qualificata di Firenze)

Opificio delle Pietre Dure: "Dante e Virgilio all'Inferno"

A cura di Rosanna Bari

Il 2021, anno dedicato a Dante per i settecento anni dalla sua morte, volge al termine, e così anche il nostro itinerario, realizzato come una passeggiata per la città alla scoperta delle opere d'arte che lo ritraggono, e di quei luoghi che lo hanno immortalato prima del suo esilio.

Sulle tracce del Divin Poeta, entriamo oggi in Via degli Alfani al n. 78, per visitare un luogo di piccole dimensioni ma di notevole importanza: il Museo dell'Opificio delle Pietre Dure. Fondato nel 1588 per volontà del Granduca Ferdinando I de' Medici, l'Opificio rappresentava la più importante manifattura artistica per la realizzazione di opere di intarsio con marmi pregiati e pietre dure, il cosiddetto "mosaico o commesso fiorentino": insieme di frammenti di pietra di grandezza, forma e colori differenti, diverso dal mosaico tradizionale che era composto da tessere di forma geometrica e della stessa dimensione.

Questa laboriosa tecnica era stata importata dagli artisti fiorentini del Cinquecento dalla Roma dei fasti papali. La tradizione, però, risaliva ai tempi dell'antica Roma, quando i lavori di intarsio, realizzati con i marmi provenienti dai territori dell'Impero, venivano utilizzati per ornare pavimenti e pareti.
A causa degli elevati costi di produzione, alla fine dell'Ottocento l'Opificio attraversò un profondo periodo di crisi e così, per garantirne la sua sopravvivenza, l'attività produttiva fu trasformata in attività di restauro, all'inizio dei soli manufatti lapidei, e successivamente anche di altri materiali, divenendo nel tempo un'eccellenza nel settore.

Lungo il nostro percorso di visita all'interno del Museo, fra le preziose opere decorate con fiori, animali o paesaggi, incontriamo "Dante e Virgilio all'Inferno" nel dipinto a olio su pietra paesina, datato 1620, del pittore Francesco Ligozzi.

Questo sta ad indicare come il Sommo Poeta, seppur lontano da Firenze e ormai lontano dalla memoria, veniva sempre ricordato attraverso le opere dei più importanti artisti della città.

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