Coronavirus: efficacia e sicurezza della ventilazione non invasiva nel paziente Covid, lo studio di 10 medici di Torregalli

Il direttore di medicina interna Alberto Fortini: “Non basta lavorare a testa bassa. Traiamo risultati dal nostro lavoro”

La ventilazione non invasiva nei pazienti COVID è efficace? E quanto è sicura per gli operatori che utilizzano questo trattamento nei reparti COVID? Se lo sono chiesto dieci medici del reparto di Medicina interna del San Giovanni di Dio che con il loro studio pubblicato sull’ultimo numero della rivista scientifica “Internal and Emergency Medicine”, danno un importante contributo a quanto in tutto il mondo si sta studiando sull’infezione da SARS-CoV-2.

Gli autori dello studio pubblicato sulla autorevole rivista internazionale, sono, con la collaborazione dell’infermiera Elena Lovicu, i medici Antonio Faraone, Chiara Beltrame, Andrea Crociani, Paolo Carrai, Simona Filetti, Serena Sbaragli, Chiara Alessi, Michela Cameron Smith, Chiara Angotti e Alberto Fortini, quest’ultimo direttore della Medicina interna dell’ospedale.

La ricerca

La ricerca eseguita nel reparto diretto dal dottor Fortini, riorganizzato in questi mesi per ospitare pazienti COVID, si è concentrata sulla ventilazione non invasiva (NIV). In particolare, lo studio ha valutato l’efficacia della NIV nei pazienti affetti da COVID-19 e la sicurezza di questa strategia sanitario correlabile all’uso della NIV.

“Le esperienze vanno analizzate per poterne trarre gli elementi positivi e negativi – dichiara Alberto Fortini – se lavoriamo a testa bassa, senza misurare i risultati ottenuti, non riusciamo a migliorarci. Se invece valorizziamo i risultati del lavoro che stiamo facendo, la volta seguente potremo fare sicuramente meglio”.

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La casistica

Lo studio è stato realizzato su 50 pazienti, di cui 25 molto anziani con numerose comorbilità che, per le loro caratteristiche cliniche, non erano candidabili a ricovero in terapia intensiva. Per il personale, invece, sono stati coinvolti 124 operatori sanitari, 61 infermieri, 22 medici, 28 OSS, 13 addetti alle pulizie del San Giovanni di Dio che hanno lavorato nell’arco di due mesi in ambienti COVID occupati per circa un terzo da pazienti ventilati.

La ventilazione non invasiva a differenza di quella “invasiva” utilizzata nelle Terapie Intensive, si applica e si rimuove senza particolari problemi, con il paziente cosciente e collaborante. Richiede comunque un livello di assistenza sempre elevata. E’ usata abitualmente nelle Medicine Interne e nelle altre strutture di degenza non intensiva. Anche nel reparto di Medicina Interna di Fortini è stata molto utilizzata. I dati di questo studio valutati retrospettivamente, hanno riguardato i mesi di marzo e aprile.

I risultati

Dallo studio è emerso che il 44% dei pazienti valutati è riuscito ad evitare la rianimazione o il decesso correlato a insufficienza respiratoria grazie alla ventilazione non invasiva. Il tasso di successo è stato ancora maggiore in un sottogruppo di 25 pazienti mediamente più giovani e privi di controindicazioni al trasferimento in terapia intensiva: 16 di questi (64%) sono stati svezzati dal supporto del ventilatore e sono guariti, 9 (36%) sono stati trasferiti in rianimazione e, di questi, 6 sono guariti e purtroppo 3 sono deceduti.

Quanto ai risultati sugli operatori, 1 Oss ha riportato una sintomatologia lieve da COVID-19 e 1 infermiere è risultato avere gli anticorpi; l’incidenza di infezioni è quindi stata piuttosto bassa.

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“Faccio i miei complimenti a tutti - ha commentato il direttore del San Giovanni di Dio, Simone Naldini - per l’impegno oltreché alla cura e all’assistenza delle persone, anche a fornire un prezioso contributo scientifico alla spiegazione e comprensione di una malattia per molti aspetti ancora da affrontare correttamente”.

L’esperienza riportata dal reparto di Medicina Interna del San Giovanni di Dio, si va ad aggiungere agli studi che sull’infezione da SARS-CoV-2 stanno arrivando anche da altri reparti della AUSL Toscana centro. “Il nostro ospedale – sottolinea Fortini – sta facendo studi in collaborazione con altre unità operative aziendali e anche con Careggi. La collaborazione in questi ambiti è fondamentale”.

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