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In piazza contro la guerra: appello di Mario Primicerio

In piazza del Carmine musica e parole con Ascanio Celestini. L'ex-sindaco invia un messaggio di pace

Stasera manifestazione per la pace in piazza in piazza del Carmine, per dire "no" alle armi e chiedere una soluzione diplomatica del conflitto ucraino. Dalle 20.30, sul palco naturale del sagrato di piazza del Carmine saliranno, tra gli altri, Ascanio Celestini, Tomaso Montanari, Martina Pignatti. Mario Primicerio, ex sindaco di Firenze, invia alla piazza un messaggio di pace.

"In questa tragica situazione è indispensabile una scelta politica concreta - scrive Primicerio -. E l’unica posizione politica da prendere non può che partire da una constatazione: è impossibile una soluzione militare del conflitto che veda un vincitore e uno sconfitto. Impossibile, ma anche non auspicabile. Perché una vittoria militare russa sarebbe la vittoria della violenza sulla legalità internazionale; e perché, per contro, una sconfitta russa aprirebbe a Mosca una fase di revanscismo e di instabilità che non è certo da augurarsi".

L’evento è totalmente gratuito e autofinanziato e gli stessi artisti si sono messi a disposizione senza chiedere alcun compenso. Per informazioni:  https://www.facebook.com/MillecontrolaguerraFirenze

 Riportiamo per intero la lettera di Mario Primicerio: "Cari amici, mi dispiace di non essere con voi questa sera a manifestare la volontà di pace di quella che è probabilmente la maggioranza del popolo italiano; una volontà alla quale il nostro Parlamento dovrà dare delle risposte concrete, senza limitarsi ad auspici e ad affermazioni astratte.  
In questa tragica situazione è indispensabile una scelta politica concreta. E l’unica posizione politica da prendere non può che partire da una constatazione: è impossibile una soluzione militare del conflitto che veda un vincitore e uno sconfitto. Impossibile, ma anche non auspicabile. Perché una vittoria militare russa sarebbe la vittoria della violenza sulla legalità internazionale; e perché, per contro, una sconfitta russa aprirebbe a Mosca una fase di revanscismo e di instabilità che non è certo da augurarsi. Chi dice di volere la pace solo dopo “avere dato una lezione a Putin” compie un errore politico madornale, a spese della prosecuzione delle sofferenze del popolo ucraino.  E chi dice di volere la pace solo dopo “aver liberato le popolazioni ucraine russofone dal giogo di Kiev” richiama drammaticamente le posizioni di un passato nazista che ha già prodotto un conflitto mondiale e che speravamo superato da tempo. Se è impossibile una soluzione militare occorre operare per un cessate il fuoco i cui termini partano realisticamente dalla situazione concreta ma si orientino verso una visione di superamento di questa situazione. In questa prospettiva sembra del tutto inopportuno prevedere oggi l’ingresso nella NATO di due paesi tradizionalmente neutrali come la Finlandia e la Svezia; se il nostro governo, possibilmente insieme a Francia e Germania, adottasse questa posizione e proponesse la prospettiva di una fascia “smilitarizzata” (in qualche senso) dal Baltico al Mar Nero si avrebbe un importante segnale di una scelta europea di “pacifismo politico”; non certo una scelta di equidistanza tra aggredito e aggressore ma nemmeno quella di allinearsi (di fatto acriticamente) con chi proclama la guerra santa, magari lasciandola combattere al popolo ucraino. E ad un cessate il fuoco stabile – immediato, senza condizioni preliminari, monitorato e controllato dall’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) – potrebbe anche seguire un progressivo allentamento delle sanzioni parallelamente alla convocazione di una Conferenza internazionale all’interno della quale si richieda a Mosca il totale ritiro delle truppe e del materiale bellico con una garanzia internazionale per la indipendenza e integrità territoriale dell’Ucraina; e si richieda altresì a Kiev la concessione di ampia autonomia nelle regioni con forti presenze di minoranze etniche, così come previsto dai principi dell’OSCE.
Questa è la strategia adeguata ad un ruolo politico dell’Europa, la più idonea per far cessare le morti e le distruzioni , quella che potrebbe offrire una via di uscita in cui tutti, alla fine, potrebbero proclamarsi vincitori".

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