Musei: gli Uffizi acquistano "scandaloso" dipinto di Bezzuoli

Il quadro ottocentesco raffigura "Eva tentata dal serpente"

Le Gallerie degli Uffizi hanno acquistato il dipinto "Eva tentata dal serpente" del pittore fiorentino Giuseppe Bezzuoli (1784-1855) che entra nelle collezioni della Galleria d'arte moderna di Palazzo Pitti. Il grande dipinto a olio su tela di Bezzuoli, affrescatore di soggetti storici e creatore di immagini romantiche ed accademiche, sarà visibile dalla primavera prossima. Intanto, dal 26 ottobre fino al 17 marzo 2019, sarà esposto nella mostra "Romanticismo" organizzata dalle Gallerie d'Italia a Milano. L'annuncio è stato dato da direttore Eike Schmidt. 

Sette anni intercorrono fra il disegno preparatorio, conservato a Londra, del 1846, e la realizzazione pittorica del 1853: dunque una lunga gestazione probabilmente da imputare alla mancanza di una commissione ufficiale dell'opera. Il quadro, rimasto nello studio dell'artista fino alla sua morte, era ben noto alla critica ottocentesca, ed ebbe la sua massima celebrità all'Esposizione Universale di Parigi del 1855.

Per la sua spudorata nudità femminile, causò grande clamore di pubblico, anche alla Prima Esposizione Nazionale tenutasi a Firenze del 1861. In città, fu ancora messo in mostra nel 1880, e poi il silenzio, al punto che a lungo fu considerato perduto. La riscoperta moderna dell'opera avvenne nel 2011, quando la tela ricomparve alla mostra fiorentina "Lorenzo Bartolini, scultore del bello naturale", alla Galleria dell'Accademia.
 
Nel quadro di Giuseppe Bezzuoli "Eva tentata dal Serpente", il rettile ha denti aguzzi e lucenti scaglie dorate e verdi, preziose. Ne aumentano la bellezza e l'inganno le sottili e variopinte ali quasi di farfalla: la tentazione si veste di una promessa accattivante e splendente. Il centro della scena è tutto occupato da Eva, nel trionfo della sua giovane e generosa nudità, che con gesto molle afferra la mela mentre ci lancia uno sguardo languido e complice, innocente e invitante, come a chiedere conferma di un fare maledetto. La Galleria d'arte moderna di Palazzo Pitti possiede già opere di Bezzuoli. 

"La verità disarmante della figura di Eva - afferma il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt - fa del dipinto un cardine fondamentale nella storia della rappresentazione del nudo femminile, che agli Uffizi trova due esempi celeberrimi nella Venere di Urbino di Tiziano e soprattutto, per la scelta della veduta da tergo, nella Venere e Satiro di Annibale Carracci. Terminata dieci anni prima dell'Olimpia di Manet, che pure rimanda a quei prototipi, l'Eva di Bezzuoli fu un'opera rivoluzionaria per il suo tempo - in anticipo anche sul realismo spregiudicato di Courbet - e dimostra come Firenze nell''Ottocento ebbe un ruolo di primo piano sulla scena europea".
 

 

 

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