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Lunedì, 24 Giugno 2024
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La "Fontana delle Boccacce" a Firenze: dov'è, perché fu realizzata e cos'è oggi / FOTO

La storia della struttura: fu realizzata più di due secoli fa

Non tutti conoscono la "Fontana delle Boccacce". Probabilmente sanno bene cos'è i fiorentini che negli anni hanno frequentato il Parco delle Cascine per una passeggiata, fare attività fisica o semplicemente rilassarsi.

La struttura si trova nel bel mezzo del prato del Quercione, uno dei grandi prati delle Cascine, e nacque come abbeveratoio per le mucche e successivamente i cavalli. Il Granduca Pietro Leopoldo, infatti, considerava le Cascine la sua residenza agricola e di caccia.

L'opera, che fu realizzata tra il 1789 e il 1796 dell'architetto Giuseppe Manetti, aveva proprio l'obiettivo di permettere alle bestie che pascolavano liberamente nel prato di dissetarsi.

Negli anni le mucche lasciarono spazio alla popolazione, che già dai primi del '900 iniziava a popolare il parco. Così l'abbeveratoio del Quercione diventò fontana. Assunse di diritto il nome delle "boccacce" per le figure bizzarre in marmo che sono rappresentate alla base delle cinque fonti realizzate.

Il prato del Quercione è divenuto negli anni il luogo per fare sport e così la fontana è rimasta importante per dissetare dopo le fatiche. Dal calcio alla pallavolo, passando per il cricket e il baseball: le attività sono cambiate negli anni anche in base alle frequentazioni del parco, che oggi è, specialmente nel fine settimana, frequentato in gran parte dalle comunità straniere. Su tutti quella peruviana, che "battezza" i giorni di riposo con le attività conviviali.

Nel 2011 l'amministrazione comunale investì nel recupero della fontana, riportando anche l'acqua. Da alcuni anni però, purtroppo, l'acqua non sgorga più dalla fontana. 

Le "boccacce" dell'ex abbeveratoio del Quercione

La storia del parco delle Cascine

Il Parco delle Cascine con i suoi 118 ettari è il più vasto parco pubblico di Firenze. La sua storia è da sempre legata alla storia della città: dai Medici ai Lorena, al Regno d'Italia, ai giorni nostri. Le Cascine facevano parte delle proprietà, che Alessandro e Cosimo I dei Medici acquistarono per utilizzarle come bandita di caccia e per l'allevamento dei bovini.

Il toponimo "cascina" sta, infatti, a significare "il cerchio di faggio dove si preme il latte rappreso per fare il cacio". Poste sulla riva destra dell'Arno, le Cascine furono oggetto di attente cure nelle piantagioni, nelle colture e nella manutenzione del terreno e vi furono piantate specie rare da frutto. La tenuta al tempo dei Medici comprendeva anche il terreno detto della Sardigna ed il trapezio compreso fra il ponte alla Carraia e Porta al Prato.

Il possesso di questi terreni posti dentro e fuori le mura, assicurò forte continuità fra la vita di città e quella di campagna perseguita dalla famiglia Medici nel XVI secolo. Con l'estinzione della famiglia dei Medici nel 1737 ed il passaggio al granducato dei Lorena, le Cascine accentuarono il loro ruolo di svago per le passeggiate e le feste. Nel 1786 Giuseppe Manetti inizia i lavori di sistemazione delle Cascine per farne un grande parco, arricchito da arredi e architetture secondo un percorso simbolico e allusivo.

Tra queste spiccano la Palazzina reale, l'abbeveratoio del Quercione, meglio noto come "fontana delle boccacce", la ghiacciaia a forma di piramide e i due tempietti neoclassici chiamati "pavoniere" per la loro funzione di gabbie per uccelli. Se pure aperte al pubblico solo in particolari ricorrenze fin dal XVII secolo, fu nel breve periodo napoleonico, sotto Elisa Baciocchi, che le Cascine diventarono un vero parco pubblico. Nella seconda metà dell'ottocento, questo superava per fama e per godibilità del passeggio a piedi e in carrozza le altre mete amate fino allora dai fiorentini come Fiesole o il Pian dei Giullari. Agli inizi del XIX secolo le Cascine sono oggetto di notevoli interventi di manutenzione, diretti da Giuseppe Cacialli.

Nel 1869 il parco diventa di proprietà del Comune di Firenze, e l'architetto Felice Francolini ne cura il restauro. Durante il XX secolo si consolidano all'interno del parco alcune attività come la corsa dei cavalli, il tennis, il tiro a bersaglio, il tiro a piattello, il nuoto (Piscina delle Pavoniere), nonché l'Università con la Facoltà di Agraria e la Scuola di Guerra Aerea. Nonostante le trasformazioni subite in questo secolo che hanno contribuito ad un depauperamento delle condizioni complessive del parco, le Cascine non hanno perso la loro originale monumentalità. Prati di vasta estensione, delimitati da un bosco formato da cedri dell'Atalante, olmi, pini, ippocastani, farnie, pioppi., si aprono all'interno del parco tra questi vanno ricordati: il prato di via delle Cascine, il prato della Tinaia, il prato del Quercione, il prato delle Cornacchie, il colmo dell'argine dell'Arno.

Fonte: Regione Toscana

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