Coronavirus e fase 2, il rebus bambini è irrisolto: tra bonus insufficienti, ipotesi e sperimentazioni

A maggio come farà chi ha figli piccoli e torna al lavoro, con le scuole chiuse almeno fino a settembre e i centri estivi ormai ridotti a una chimera? Dalla Toscana le proposte più concrete: "Scegliamo un territorio dove sperimentare qualcosa di più"

Il sindaco di Empoli Brenda Barnini

Se, come pare probabile, il prossimo 4 maggio una buona parte di italiani tornerà al lavoro, almeno in alcune regioni, come faranno coloro che hanno figli piccoli?

Nessun dubbio sul fatto che le scuole ormai non riapriranno prima di settembre. Ma se le aziende riaprono, chi terrà i bambini? Almeno fino ai 10 anni, è impensabile lasciare un bambino da solo a casa tutto il giorno. In tanti facevano affidamento sui nonni, prima dell'emergenza coronavirus, ma il rischio di esporre i più anziani al contagio è concreto. Come fare quindi?

Se serve un aiuto per circa 40 ore di lavoro settimanale, i voucher baby sitter ovviamente non basteranno. E poi baby sitter si fatica a trovarne, in questi giorni. Altro dettaglio non di poco conto: se le scuole resteranno chiuse lo saranno anche i centri estivi, che per settimane coprono benissimo e a lungo i genitori d’estate, così come anche i centri diurni per disabili. Problemi veri, reali, impattanti.

C'è una ricerca condotta da ​Yoopies, una piattaforma online di incontro fra domanda e offerta di assistenza all’infanzia e servizi alla famiglia come baby sitter, tate ed educatori, che racconta come si sono organizzate fino a ora le famiglie italiane.

"Dai dati emersi dallo studio Yoopies, durante il confinamento in circa l'87% dei nuclei familiari analizzati almeno uno dei due genitori è potuto rimanere a casa, potendosi quindi occupare dei bambini. Solo nel 13% dei casi entrambi i genitori hanno continuato a lavorare fuori casa, in quanto lavoratori dei settori essenziali. Analizzando poi ​l’orizzonte temporale post confinamento, dal 4 maggio ​in avanti, vediamo come le famiglie prese in esame si dividano in due gruppi: il​ 53%​ in cui ​entrambi i genitori dovranno tornare a lavoro;​ il 47% in cui uno dei due genitori potrà rimanere a casa con i bambini, lavorando in smart working o senza lavorare causa sospensione dell’attività lavorativa".

Il piano delle famiglie prevede il ricorso ad una baby sitter (50%); l’aiuto di amici e parenti (30%). Rimane fuori il 20% dei genitori che dichiara di non aver ancora trovato una soluzione e ​di star pensando all’estrema possibilità di sospendere ulteriormente la propria attività lavorativa.

I genitori single sono i più esposti e i più in difficoltà. “Non potendo permettermi per tutto il tempo babysitter ed essendo madre single non so come organizzarmi”,“L’unica possibilità è che io, la mamma, negozi con la mia azienda un periodo di congedo non pagato”, “Non sappiamo davvero a chi lasciare i bambini, questo è un problema” sono alcune delle testimonianze raccolte dalla piattaforma. Per il 67% ​dei nuclei familiari analizzati la baby sitter viene vista come l’unica soluzione possibile per avere la possibilità di riprendere l’attività lavorativa (anche fare smart working con bambini piccolissimi a cui badare è impensabile, a lungo termine).

Tra gli interpellati, ​il 48% dei genitori ha già richiesto o intende richiedere il Bonus baby-sitting emergenza Covid-19 valutandolo, però, insufficiente per coprire i costi dei prossimi mesi. Il bonus non copre nemmeno un quarto delle spese da sostenere per due bambini tenuti 8 ore da una baby sitter per 5 giorni alla settimana per i prossimi 5 mesi - fanno notare da Yoopies in una nota: "Si tratta di emergenza da marzo a settembre. 600 euro coprono solo un mese e il bonus baby sitter non è cumulabile con i 15 giorni di congedo parentale straordinario, che sono comunque pochissimi".

Inoltre "l'aiuto dello stato dovrebbe essere ridurre le rette dell'asilo, il costo dei pannolini e articoli indispensabili per la prima infanzia, garantire iniziative per le famiglie, pulire e monitorare i giardini pubblici dedicati ai bambini".

La Toscana sembra essere la Regione in cui il dibattito politico sul tema almeno c'è, è vivace, sentito, partecipato: il presidente Enrico Rossi è preoccupato dal fatto che la fase 2 escluda anche bambini e ragazzi, che non potranno rimanere a casa. Rossi fa sue alcune delle proposte di Brenda Barnini, sindaca di Empoli.

Candidare Empoli a "città pilota" per la ripresa delle attività didattiche in classe. È questa la proposta che il sindaco Brenda Barnini ha avanzato qualche giorno fa, annunciando che la proporrà con una comunicazione ufficiale al ministro dell'Istruzione Lucia Azzolina e al presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

"La scuola deve essere il punto di partenza nella strategia di riapertura del Paese - scrive Barnini su Facebook - è stata la prima a chiudere e sembra sarà l'ultima a riaprire, con nel mezzo solo la didattica a distanza. Non va bene e non basta. Scegliamo un territorio dove poter sperimentare qualcosa di più, utilizzando gli spazi comuni degli edifici scolastici per rispettare le distanze, sfruttando tutta la giornata per poter far entrare gruppi più piccoli di bambini".

Il sindaco propone "screening a gruppi di insegnanti, educatori e famiglie che rientrano nella sperimentazione, senza lasciar fuori i nidi e la scuola dell'infanzia, magari privilegiando le attività all'aria aperta e ricreando dei micro ambienti in termini numerici".

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L'idea delle sperimentazioni all'aperto piace a Rossi: "I bambini e i ragazzi cosa faranno? Certo, si deve ripartire con cautela e gradualità, attuando rigorose misure di sicurezza, di carattere generale, che noi abbiamo provato a descrivere in un’ordinanza, e poi specifiche, settore per settore e azienda per azienda. Si deve tornare al lavoro, non tutti insieme, in modo mirato, cominciando dalle imprese più esposte alla competizione sui mercati internazionali. Ma ai bambini e ai ragazzi chi ci pensa? Si sa che le scuole non ripartiranno prima di settembre e che i nidi sono chiusi. Le famiglie come potranno affrontare il problema dell’affidamento dei figli? L’ong Save the children avverte che il 42% dei minori vive in case sovraffollate e il 7% è vittima di un grave disagio abitativo. Inoltre solo una famiglia con bambini su tre ha un computer e una su dieci un tablet. Oggi in Italia la dispersione scolastica è al 14,5% e potrebbe aumentare".
 

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