Carceri: attivate iniziative per prevenire i suicidi dei detenuti

Lisiapp: “Bene l’ iniziativa ma il corpo di polizia penitenziaria ancora attende l’istituzione dei centri di ascolto per prevenire il disagio e i suicidi degli agenti”

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di FirenzeToday

“Come sempre la polizia penitenziaria è abbandonata a se stessa, nemmeno quando conta quasi 90 morti per suicidi in dieci anni”. Questo è il commento amaro del segretario nazionale del Lisiapp Libero Sindacato Appartenenti Polizia Penitenziaria Daniele Giacomaniello, alla notizia delle stipule di convenzioni tra il provveditorato regionale e gli isitituti penitenziari con asl per prevenire i suicidi dei detenuti. Il protocollo prevede per i reclusi un'accoglienza qualificata e multiprofessionale, in grado di individuare i bisogni sanitari, sociali, psicologici e psichiatrici di ogni detenuto al suo arrivo in carcere. L'individuazione tempestiva degli indicatori di rischio. L'attenzione alle situazioni ambientali e logistiche che possano favorire suicidio e atti di autolesionismo. Le linee di indirizzo per la prevenzione del suicidio in carcere sono contenute in una delibera approvata di recente dalla giunta, delibera che si inserisce nel quadro piu' generale delle linee di indirizzo per la qualita' della salute dei detenuti per il biennio 2011-2012 approvate dalla giunta nel maggio scorso.

Il documento, elaborato da un apposito gruppo di lavoro, ispirandosi anche al documento prodotto sul tema dal Comitato Nazionale di Bioetica, sara' uno strumento condiviso tra Regione Toscana e Provveditorato Regionale dell'Amministrazione Penitenziaria (PRAP) per mettere a punto tutti gli interventi necessari per individuare e trattare per tempo le situazioni di disagio e fragilita' e prevenire il suicidio nelle carceri toscane.

"La privazione della liberta' personale non deve portare alla perdita di altri diritti, tra cui quello alla salute - dice l'assessore al diritto alla salute Daniela Scaramuccia - La salute e' un diritto di tutti indistintamente. Tutti, che siano liberi cittadini o detenuti, sono uguali davanti alla malattia, e il trattamento penitenziario deve sempre assicurare il rispetto della dignita' umana, senza alcuna discriminazione. Amministrazione penitenziaria e istituzioni sanitarie devono collaborare sempre piu' strettamente perche' questo diritto sia garantito a tutti i detenuti, con il coinvolgimento della polizia penitenziaria, degli operatori dell'area educativa, e del personale sanitario. A tutto ciò sottolinea Giacomaniello , non riguarda il corpo di polizia penitenziaria ma solo la sfera dei detenuti ruistretti. Io mi chiedo -conclude- il segretario nazionale lisiapp , quando ancora dobbiamo aspettare per far partire i centri di ascolto riservati alla polizia penitenziaria e ai suoi operatori?...quanti morti ancora dobbiamo piangere per avere attivo un servizio riservato a noi?.....

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