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Olocausto e memoria: pietre d'inciampo per le vittime della Shoah / VIDEO - FOTO

La prima cerimonia in via del Gelsomino

 

I nomi di undici martiri fiorentini incastonati per sempre nella memoria cittadina con l’apposizione delle “pietre d’inciampo” dell’artista tedesco Gunter Demnig. Le prime installazioni questa mattina in via del Gelsomino 29 per ricordare Rodolfo e Noemi Levi, Rina e Amelia Procaccia, Alda e Angelo Sinigaglia. 

Alla cerimonia, promossa dalla vicesindaca e assessora alla toponomastica Cristina Giachi, erano presenti, tra gli altri, l'assessore all'educazione Sara Funaro, l'assessore alla cultura delle memoria Alessandro  Martini, la presidente del Quartiere 3 Serena Perini, il rabbino Gadi Piperno, il presidente della Comunitá ebraica Marco David Liscia, l'arcivescovo di Firenze cardinale Giuseppe Betori, la viceprefetta vicaria Paola Berardino, il questore Armando Nanei, i rappresentanti delle forze dell'ordine, di Aned e del museo della deportazione di Prato, i bambini di alcune scuole cittadine.

LE VITTIME DELLA SHOAH
Il rabbino Rodolfo Levi fu catturato il 6 febbraio del 1944, mentre stava raggiungendo l'amico Arturo Orvieto con cui era solito incontrarsi. Poi lo costrinsero a parlare, a svelare dove si trovava la sua famiglia. Gli aguzzini così arrivarono in via del Gelsomino 29, dove erano nascosti dalla famiglia Morandi. In quel palazzo furono catturate la moglie Rina Procaccia e la figlia, Noemi. Con loro fu presa anche la famiglia Sinigaglia, anch'essa al riparo dalla furia nazifascista in quello stabile: il padre Angelo, la moglie e sorella della sposa del rabbino, Amelia Procaccia e la figlia Alda, di appena 11 anni. Portati nel campo di concentramento e transito di Fossili, i Levi raggiunsero Auschwitz il 22 febbraio, dove furono uccisi all'arrivo. I Sinigaglia da Fossili partirono il 5 aprile: la madre e la piccola Alda perirono nel campo di sterminio, il padre fu trasferito a Mauthausen dove mori' nel marzo del '45. 

IL PROGETTO
Il progetto, voluto dalla Comunità ebraica di Firenze e dal Comune, prende vita dopo l’approvazione dell’apposita delibera, presentata dall'allora assessore alla toponomastica Andrea Vannucci, il 9 aprile scorso. Le creazioni di Demnig, le Stolpersteine, avviate in Germania nel 1995, sono ormai presenti in numerose città europee: riportano il nome di una vittima della Shoa e vengono posizionate nei luoghi che questi toccò nella sua vita. Ben 24 sono i paesi europei dove è installata almeno una pietra. In Italia sono presenti in diverse città, tra cui Roma, dove alcune pietre furono trafugate, per poi essere reinstallate dall’artista e Napoli. Ora anche a Firenze sarà realizzato un vero e proprio percorso della memoria sulle tracce delle famiglie ebree arrestate e deportate nei campi di sterminio negli anni del secondo conflitto mondiale.

“Queste pietre – ha sottolineato la vicesindaca Giachi – segnalano come la violenza è un inciampo nella storia dell'umanità. É stato bello poterci inciampare questa mattina anche con i bambini delle scuole per ricordare vita ordinarie squassate dalla violenza, affinché quello che è accaduto non avvenga di nuovo e la memoria sia viva e presente nella città e nel tessuto delle istituzioni”. 

“Un giorno importante che aspettavamo da tempo – ha detto l'assessore Funaro – molto partecipato soprattutto con i tanti bambini delle nostre scuole. Il valore della memoria deve essere coltivato dalle nostre generazioni ma, soprattutto, da quelle nuove che lo tramanderanno nel futuro”. 

Questo pomeriggio le pietre saranno apposte in piazza Donatello 15 (in memoria di Clotilde Levi) via Ghibellina 102 (per ricordare David Genazzani), e via del Proconsolo 6 (in memoria di Elena e Abramo Genazzani e Mario Melli Genazzani). 

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