Firenze in bicicletta? Ma non facciamone una moda passeggera

Sempre più fiorentini inforcano la bici, ma perché questa buona abitudine non vada persa serve un piano di piste ciclabili e mobilità sostenibile

di toscana y liguria 2007

Piacevole, salutare, attento all’ambiente e persino “cool”, spostarsi in bicicletta è un concentrato di virtù. E a Firenze questa abitudine sana e green sta prendendo sempre più piede. “I dati sul boom delle vendite delle bici - registra con soddisfazione Carla Lucatti dell’Associazione Città Ciclabile Onlus - confermano come i fiorentini siano pronti a una rivoluzione epocale, che veda la bici protagonista della mobilità privata in città e non più i mezzi a motore, con i relativi ingorghi, l'aria avvelenata e le minacce alla salute e alla salvaguardia dei nostri monumenti”.

In particolare dopo la manifestazione dei Mondiali di Ciclismo, raccontano dall’Associazione, in città il numero delle biciclette è praticamente raddoppiato e in moltissimi hanno riscoperto il piacere di vivere le vie cittadine, magari assieme ai loro bambini, a bordo di una bici. Ma non dappertutto è possibile farlo con sicurezza, per esempio in periferia, dove, denuncia Lucatti “il traffico a motore minaccia l'incolumità dei ciclisti cittadini nell'assenza di piste ciclabili lungo le direttrici principali”.

E, anche per le zone centrali, la preoccupazione di cui Città Ciclabile Onlus si fa portavoce è che, decadute le restrizioni alla mobilità della scorsa settimana legate alla manifestazione sportiva, ricominci anche la vecchia attitudine verso la bicicletta, perché “più traffico significa più pericolo per chi si muove in bici per le strade, una scelta spesso obbligata vista la carenza di piste ciclabili, il che spesso induce all'adozione di mezzi a motore che sembrano più sicuri”.

Ecco allora la richiesta dell’Associazione: per un futuro dalla mobilità sostenibile, serve un piano generale delle piste ciclabili e della sosta, e non più andare avanti a "spizzichi e bocconi", con i relativi fondi e tempi di realizzazione. Serve un progetto organico che privilegi le vie che servono per la mobilità quotidiana, anche a scapito di restrizioni al traffico a motore, piuttosto che quelle per lo svago nei parchi, con una pianificazione anche per le rastrelliere, affinché siano collocate dove effettivamente servono e con la diffusione delle Zone a velocità 30 Km/h dotate di dissuasori.

È una riorganizzazione che può cambiare la vivibilità stessa di Firenze. Tanto più che La posta in gioco, ricorda Città Ciclabile Onlus, non è uno scherzo e dovrebbe far riflettere tutti “con la mobilità basata soprattutto sui motori stiamo crescendo una generazione di futuri malati, come i pediatri continuano inutilmente a far presente”.

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