Dissesto idrogeologico: la Toscana è la più a rischio

L'Anbi presente il piano di messa in sicurezza e lancia un appello al nuovo esecutivo: fare uscire la nostra regione dall'emergenza servono 1,2 miliardi

È la Toscana, assieme al Veneto, la regione più a rischio, è 1,2 miliardi la cifra che le consentirebbe di uscire dall’emergenza. Otto miliardi di euro per 3.400 interventi di bonifica sono invece i numeri nazionali, questo è quanto servirebbe per contrastare il dissesto idrogeologico in Italia e mettere in sicurezza il nostro territorio.

A metterlo nero su bianco è la proposta di piano 2014 per la riduzione del rischio idrogeologico, presentata a Roma dall’Anbi, l’Associazione nazionale bonifiche, irrigazioni e miglioramenti fondiari che riunisce i consorzi di bonifica.

Secondo l’Anbi  «l’adeguamento delle opere di bonifica idraulica è condizione fondamentale per la sicurezza del territorio» per «qualunque attività economica». I Consorzi, spiega il presidente Massimo Gargano, sono pronti e «qualificati» per contribuire e fornire supporto alle istituzioni e «occorre cogliere anche le opportunità che offrono i fondi comunitari per la Pac 2014-2020».

L’importo stimato è quasi doppio rispetto a quello contenuto nell’analogo piano redatto 5 anni fa, che ammontava a 4,1 miliardi e Gargano sottolinea «il grande fallimento registrato negli ultimi anni su questo tema», evidenziando come «dei 2 miliardi stanziati dal Governo nel 2010, e poi riportati nei bilanci successivi, si sia speso solo il 4%».

I dati non consentono di guardare al problema con leggerezza: dal 2002 al 2014 si sono registrati circa 2000 eventi alluvionali con la perdita di 293 vite umane, oltre ai danni alle popolazioni, alle produzioni e alle infrastrutture e in Italia 6 milioni di persone abitano in un territorio a elevato rischio idrogeologico; 22 milioni di persone in zone a medio rischio. Nel nostro Paese vi sono 1.260.000 edifici a rischio idrogeologico e di questi 6.251 sono edifici scolastici e 547 ospedali. Eppure, se il rischio idrogeologico aumenta, i Consorzi di bonifica diminuiscono e, attraverso un processo di fusioni e incorporazioni, sono 121 rispetto ai 250 degli anni ’70 ed ai 200 del 1998.

Né certamente possono essere salutari l’impetuosa urbanizzazione e il disordine nell’uso del suolo che troppo spesso caratterizzano i nostri territori: secondo l’Ispra «ogni secondo nel nostro Paese vengono occupati 8 metri quadrati di suolo», pari a 70 ettari al giorno.

«Sono numeri che dovrebbero fare capire una volta per tutte che non c’è più tempo da perdere - commenta il presidente di Earth Day Italia Pierluigi Sassi -. Non si può continuare a procrastinare a data da destinarsi la prevenzione e poi scoppiare a piangere e gridare all’emergenza quando ormai è troppo tardi».

I moniti che l’Anbi da anni ripete come un ritornello, però, vengono raccolti dal mondo politico a parole e poi elusi al momento della definizione dei vari documenti di programmazione economico-finanziaria. Non resta che sperare possa avere un esito diverso l’appello lanciato da Massimo Gargano al nuovo esecutivo: «Il dissesto idrogeologico deve essere un imperativo per chi si candida alla guida del Governo», e va stretto «un patto per la qualità della spesa, perché nell’emergenza non ci sono qualità e trasparenza, e non c’è programmazione».


 

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