Centro storico, nuove norme per le ristrutturazioni. Le opposizioni: “Favorita la speculazione”

Palazzo Vecchio introduce la 'ristrutturazione edilizia limitata' al posto del vincolo di 'restauro conservativo' per gli edifici di pregio

Nuove norme per le ristrutturazioni degli edifici storici del centro di Firenze. Al posto del vincolo del 'restauro conservativo' arriva la 'ristrutturazione edilizia limitata'. Così prevede la variante urbanistica introdotta nella delibera presentata dall'assessore all'urbanistica Giovanni Bettarini ed approvata ieri a maggioranza dal consiglio comunale.

Le nuove norme riguardano il 'patrimonio edilizio di pregio', circa 20mila immobili, il 42% degli edifici situati all'interno dei viali. Le nuove norme arrivano dopo la sentenza della Cassazione dell'estate del 2017. “Con quella pronuncia la Corte ha di fatto negato legittimità ad una prassi che andava avanti da quaranta anni. Stabilendo che il 'risanamento conservativo' non può comportare il cambio di destinazione d'uso, che ci debba essere il permesso a costruire e non solo la 'Scia' di fatto quella pronuncia ha causato un blocco totale di restauri e ristrutturazioni”, spiega Bettarini, che difende la nuova normativa.

“La tutela della nostra città non cambia di una virgola. La nuova categoria di intervento (la 'ristrutturazione edilizia limitata', ndr) mantiene gli stessi limiti del 'risanamento conservativo', anzi, vengono introdotte sanzioni di tipo penale in caso di inadempimenti. Non è vero che diamo il via alla speculazione sugli edifici storici, diamo invece regole certe su tempi e modalità di intervento”, aggiunge l'assessore.

Non la pensano così le opposizioni, che da sinistra attaccano la giunta, vedendo nella nuova normativa un modo per allargare le maglie della tutela del patrimonio storico e abbassare il livello dei controlli.

“Nonostante le limitazioni, spariscono i riferimenti alle caratteristiche tipologiche dell'immobile, con il rischio concreto di nuove speculazioni immobiliari. La Variante aggredisce il patrimonio edilizio storico e abolisce l’obbligatorietà del restauro sui monumenti architettonici: la loro tutela viene demandata alla libera discrezionalità della Soprintendenza, senza più l'obbligo di pronuncia da parte del Comune, che dovrebbe avere invece il compito della pianificazione - dice Miriam Amato di Potere al Popolo -. La 'ristrutturazione edilizia limitata' preserva la sagoma, le facciate ed elementi come scale e androni, ma non tutela la configurazione interna degli edifici ed espone il patrimonio edilizio a ulteriori frazionamenti finalizzati agli affitti turistici”.

“Siamo di fronte ad una cessione completa di competenza alla Sovrintendenza. Ad un allentamento delle regole in vigore. Questa è un'operazione che impatta in modo grave sul codice dei beni culturali. Si crea una confusione estrema tra restauro e ristrutturazione. Diciamo no alle speculazioni edilizie, alla mercificazione del patrimonio storico e ad una situazione fuori controllo e chiediamo a tutti i cittadini di presentare il maggior numero di osservazioni per evitare che il danno sia ingente”, dice Tommaso Grassi di Firenze riparte a Sinistra. Dopo il voto di ieri si apre infatti la fase (due mesi) della presentazione delle 'osservazioni', al termine della quale la variante urbanistica dovrà essere rivotata per avere l'ok definitivo.

Contrarie alla variante anche Cristina Scaletti de La Firenze Viva (“non si possono ridefinire i criteri di restauro e risanamento conservativo con ristrutturazione edilizia senza coinvolgere nessuno che si occupi di cultura”) e il Movimento 5 Stelle: “Per trovare una soluzione che permetta di poter vendere con maggior probabilità i grandi palazzi o le ville storiche il Comune di Firenze, primo in Italia, si inventa una nuova disciplina edilizia, rinunciando – dice la consigliera Silvia Noferi -, al suo ruolo di supervisore e custode degli edifici storici vincolati e demandandolo alla sola Soprintendenza, mentre vi sarebbe obbligato dall’articolo 29 del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio”.

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