Inchiesta mascherine: la versione di Barni

La vicepresidente della Giunta regionale sulla 'truffa delle mascherine' nel mirino della procura pratese: "Quelle di cui si parla nelle intercettazioni non sono le mascherine prodotte per Estar". Le opposizioni: "Ma Rossi dov'è?"

L'inchiesta della procura pratese sulle ditte cinesi accusate di schiavizzare gli operai per produrre mascherine non certificate che sarebbero state destinate alla Regione Toscana e alla Protezione Civile, continua a tenere banco in consiglio regionale.

Ieri sulla vicenda è intervenuta la vicepresidente della Giunta Monica Barni, sebbene le opposizioni avessero chiesto a gran voce che a riferire della fornitura dei dispositivi di protezione individuale da parte della Regione, fossero il presidente Rossi o l'assessore alla sanità Saccardi.

“Quelle di cui si parla nelle intercettazioni non sono le mascherine prodotte per Estar - ha dichiarato Barni -. Le date e i prodotti non corrispondono. Gli stralci delle intercettazioni presumibilmente si riferiscono alla commessa per la Protezione civile nazionale”.

All'inizio dell'emergenza sanitaria, ha detto Barni, "Estar e le aziende sanitarie locali hanno dovuto affrontare l'assoluta mancanza di dispositivi medici e di protezione da destinare agli operatori, a causa delle mancate consegne da parte dei fornitori abituali. Estar ha quindi attivato forniture locali di mascherine a tre strati bianche denominate Toscana 1 che nulla hanno a che vedere con quelle citate negli articoli di stampa. Il loro potere di filtraggio è stato infatti testato dall'università di chimica di Firenze”.

“Le mascherine prodotte – ha proseguito la vicepresidente - sono state fornite alle aziende sanitarie nel periodo da fine febbraio alla prima settimana di aprile, in mancanza o a integrazione delle ordinarie mascherine chirurgiche. Nelle sale operatorie sono state fornite le poche quantità di mascherine reperite sul mercato, le migliori disponibili in quel momento”.

“Dopo la prima settimana di aprile, a seguito anche della ripresa delle forniture ordinarie e dei primi arrivi da parte del commissario per l'emergenza, le mascherine sono state interamente destinate ai cittadini in maniera gratuita. Per queste cosiddette protettive, non ci sono particolari norme di attestazione o certificazione essendo ammessa dall'istituto superiore di sanità anche l'autoproduzione casalinga e attestato comunque che tutte avevano superato il test dell'università”, ha poi sottolineato la vicepresidente.

“Estar è parte lesa (nell'inchiesta pratese in corso, ndr). Si stanno ponendo in essere azioni di tutela. La centrale ha inoltre prestato piena collaborazione agli inquirenti, fornendo documentazione e rimanendo a disposizione” ha concluso Barni.

Le parole di Barni - ma sopratutto il fatto che non sia stato Rossi a parlare - non hanno convinto le opposizioni. "Vorremmo sapere per quale motivo Rossi sia scappato dal confronto su una vicenda così grave - ha detto il vicepresidente del consiglio regionale Marco Stella (Forza Italia) -. Le spiegazioni della Giunta sono comunque insufficienti e non rispondono ai nostri quesiti".

"Per il tramite di Estar – ha aggiunto Stella – la Regione Toscana ha investito oltre 3 milioni di soldi pubblici per mascherine inutili a livello di protezione individuale e prodotte da un gruppo irregolare. L'emergenza non giustifica che si siano stipulati contratti milionari con il distretto parallelo del tessile cinese, quello stesso che le istituzioni hanno il dovere di contrastare. Per di più questa vicenda fa il paio con quella relativa ai 7 milioni di euro spesi sempre da Estar per 250 ventilatori polmonari mai arrivati. Tutto a spese dei cittadini toscani".

"Noi vorremmo sapere dal presidente Rossi - conclude Stella - chi ha scelto le aziende produttrici, come è stato assegnato l’appalto, quante mascherine sono state ordinate alle aziende oggetto dell'indagine e quante ne hanno effettivamente prodotte. Ma anche a che prezzo sono state acquistate e dove sono state distribuite. Sono tutti interrogativi che necessitano di risposte urgenti. I toscani vogliono sapere come sono stati spesi i loro soldi, e perché sono finiti ad aziende cinesi con lavoratori in nero, che hanno realizzato dispositivi non a norma".

"L’emergenza non giustifica che Estar abbia fatto saltare ogni minima procedura, gestendo gli approvvigionamenti in maniera quanto meno improvvisata e confusa - gli fa eco il capogruppo azzurro Maurizio Marchetti -. Dalle consegne al materiale non certificato, qui non torna nulla. E solo la scorsa seduta eravamo a parlare dell’inchiesta sui ventilatori polmonari mai arrivati". 

"Si dimostra ancora una volta l’improvvisazione con cui Estar manovra le proprie azioni, siano esse concorsi – enumera Marchetti – acquisizione di farmaci, e ultimamente in emergenza covid ventilatori e mascherine".

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"Le indagini ci diranno chi ha torto a livello giuridico, ma qui oggi a noi interessa la responsabilità politica. E la sostanza oggi è che le mascherine 'made in tuscany' di cui il governatore Rossi e la sua giunta, ma addirittura anche il suo partito, si sono tutti fatti belli, alla fine della fiera non erano la miglior soluzione che si poteva individuare. E mi limito a questo" conclude Marchetti.

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