Il Pd trema in Toscana e vuol cambiare la legge elettorale

Dopo le debacle di Siena, Pisa e Massa si pensa di eliminare il ballottaggio. Le opposizioni protestano

L'idea ce l'hanno da tempo. Ma dopo le sconfitte pesanti del 24 giugno con i ballottaggi persi a Siena, Pisa e Massa, il Partito democratico vuole accelerare per cambiare la legge elettorale regionale. E' stata riscritta ed approvata nel settembre 2014, meno di quattro anni fa, dopo un "patto del Nazareno alla toscana" fra il Pd e Forza Italia. Eppure poco tempo dopo le regionali è entrata in discussione.

Secondo la normativa, infatti, se il candidato presidente non raggiunge il 40% al primo turno, serve un turno di ballottaggio a distanza di due settimane per eleggere il governatore. Una condizione che, viste le continue debacle, mette a rischio per il Pd la roccaforte della Toscana. I Dem sono ancora il primo partito in molte province, ma certo questo non basta per raggiungere una quota sufficiente da vincere. E se si levasse il ballottaggio tirerebbero il proverbiale sospiro di sollievo.

Una posizione non condivisa dal governatore Enrico Rossi: "Non riesco a capire il pensiero, non riesco a capire le ragioni di una modifica a distanza di un anno dalle elezioni, ma non mi sembra né un colpo di stato né altro - ha detto - più che di riforma elettorale mi preoccuperei di programmi, di alleanze, di società civile, di confronto, di lavoro da fare".

Un'intenzione, quella del Pd, che ha fatto gridare alla protesta le opposizioni, a partire dalla Lega, vera forza in ascesa anche in Toscana. "La paura, invece che 90, fa 2020" (anno in cui si svolgeranno le elezioni regionali ndr), sottolineano in una nota il segretario regionale Manuel Vescovi e la capogruppo in Consiglio regionale Elisa Montemagni, "ma vogliamo suggerire ai piddini di non impegnarsi troppo in alchimie legislative, perché, con l'aria che tira, siamo fermamente convinti che i toscani non abbiano più nessuna voglia di farsi ancora amministrare da politici che hanno ampiamente dimostrato la loro inaffidabilità e pochezza". Una posizione che ha visto accodarsi subito Forza Italia e Fratelli d'Italia

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Ma le proteste arrivano anche da sinistra. Il Coordinamento dei Comitati per la Democrazia Costituzionale, impegnato nella campagna per il "no" al referendum del 4 dicembre 2016, contesta anche i listini bloccati e invita alla mobilitazione delle forze politiche, del Consiglio regionale e dei cittadini "affinché il tema del ritorno a un sistema elettorale che consenta una composizione democraticamente rappresentativa del Consiglio divenga oggetto di un confronto aperto e trasparente, sottraendolo alle trattative riservate e agli scambi di potere opachi che tanti danni hanno causato alla nostra Regione negli ultimi anni".

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