Nel primo pomeriggio di ieri si è tenuta nell’auditorium di Palazzo Panciatichi, subito dopo il Consiglio, una seduta congiunta tra l'Assemblea regionale e il Consiglio delle Autonomie locali (CdAL). Un faccia a faccia in cui è stata incaricata la commissione che dovrà presentare alla Regione, entro i primi di ottobre, la proposta di riordino delle province toscane dopo che la spending review è stata licenziata dalla Camera. Poi la Regione a sua volta dovrà presentare al Governo la proposta, che deciderà il da farsi entro 60 giorni dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della legge di conversione approvata martedì.
Seppur si fossero già previste modifiche al decreto 95, il vertice si è reso necessario perché i tempi stringono. Bisogna trovare una proposta condivisa per evitare che le province toscane vengano spazzate via non rientrando nei due parametri scelti: sia di estensione, almeno 350mila abitanti, sia di popolazione, 2500 chilometri quadrati.
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La commissione è composta da sedici componenti: otto di designazione del Consiglio regionale (ossia il presidente dell’Assemblea o suo delegato ed i presidenti dei gruppi o loro delegati) e otto del Consiglio delle Autonomie locali. I criteri individuati per la composizione della commissione rispettano i principi di pariteticità fra le due rappresentanze, piena rappresentatività dei gruppi politici e delle componenti istituzionali delle due istituzioni.
COMPONENTI - Gli otto componenti di designazione del Consiglio delle Autonomie locali sono il suo presidente ed altri sette membri comunicati dallo stesso Marco Filippeschi. Questi i loro nomi: Alessandro Cosimi, sindaco di Livorno, in qualità di presidente dell’Anci; Maurizio Bettazzi, presidente del Consiglio comunale di Prato; Lidia Bai, sindaco di Massa Marittima; Oreste Giurlani, sindaco di Fabbriche di Vallico; Andrea Pieroni, presidente della Provincia di Pisa, in qualità di presidente dell’Upi Toscana; Simone Bezzini, presidente della Provincia di Siena e Andrea Barducci, presidente della Provincia di Firenze. Quest’ultimo già pronto sostenitore delle città metropolitane con un occhio di riguardo anche alla proposta fatta dal presidente Enrico Rossi sulle tre aree vaste.
La situazione si era resa complessa nei giorni scorsi dopo che il presidente della provincia Siena, Simone Bezzini, aveva avanzato delle critiche contro i vertici regionali a seguito dell’approvazione del decreto di revisione della spesa. Ancora ieri Pieroni ha ribadito che prima di approvare la legge si sarebbe dovuto discutere di funzioni e competenze e poi semmai delle dimensioni territoriali.
Polemica, quella dei giorni scorsi, non gradita dal Presidente Rossi che ieri ha spiegato ai giornalisti: “Sono amareggiato degli attacchi personali, che io non ho mai fatto verso nessuno; e tuttavia se loro hanno un'idea diversa l'avanzino". "Se la rifanno con me e questo mi amareggia - ha proseguito -, in realtà mi sembra di aver detto l'unica cosa sensata, ragionevole, in questo dibattito". Per Rossi, "prima si è difesa la provincia quando invece avremmo dovuto riformarla. Adesso il Parlamento ha fatto una legge e pare che sia stato io a farla: ho dei poteri, ma non arrivano così in alto".
A Rossi si è aggiunto l'assessore alle Riforme istituzionali Riccardo Nencini; "E' noto – ha spiegato Nencini - che è stata la Toscana, nella Conferenza delle Regioni, a formulare precise proposte, scrivendo un testo che il presidente Errani ha portato al confronto con il Governo: una norma che prevedeva che fossero le Regioni a riscrivere la geografia delle nuove Province, assumendo l'impegno a ridurle di numero. Il Governo non ha mai preso in considerazione questo testo e ha preferito una trattativa diretta con altri soggetti, in testa l'Anci". Quanto alle aree vaste, Nencini ricorda che "l'idea delle tre grandi aree per la Toscana risale agli anni '90 e fu l'allora governatore Vannino Chiti a promuoverla”.
“Nessun prezzo in termini di scelte istituzionali sarà pagato al vento dell’antipolitica; – ha spiegato il presidente dell’Assemblea toscana, Alberto Monaci - sapremo realizzare il miglior servizio nell’interesse dei cittadini”. In pratica le province non faranno da capro-espiatorio dei costi della politica.





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