Privatizzazione Ataf: scioperi in un anno, il 7 ottobre arriva il poker

Da qui al 30 settembre si scopriranno le carte sulla privatizzazione: il presidente è fiducioso, i sindacalisti attendono. Intanto il 7 ottobre ci sarà sciopero

Settembre è il mese delle ripartenze. Ricomincia la scuola, il calendario della politica, l’industria torna a pieno organico, così come la pubblica amministrazione. Insomma, tutto torna a regime, o quasi: il quadro generale del sistema economico e dei mercati ha inserito, difatti, una certa imprevedibilità sistemica. Comunque, in generale, tutto in questi giorni rientra nei ranghi; vale per il mondo del lavoro ma anche per le questioni aperte, rimaste in sospeso durante la pausa di agosto. Non fa eccezione la vicenda Ataf, la discussione del proprio piano economico, lo spacchettamento, la vendita dei servizi, ed un appuntamento ineludibile: la gara regionale per la gestione unica del trasporto su gomma.
Così ieri, come previsto dal documento sottoscritto a luglio dai nove comuni soci dell’azienda, è iniziato il confronto tra i vertici aziendali e la rappresentanza sindacale. Un tavolo aperto, una trattativa con una scadenza ben precisa, il 30 settembre; una scommessa, una sintesi condivisa da più parti per uscire da una vicenda che si trascina da diversi mesi. Molti i temi da spulciare ed analizzare, molti gli angoli vivi da smussare su entrambi i fronti. La discussione poggia su una certezza, tuttavia: non pare ci sia la possibilità di una marcia indietro, anzi questa ipotesi non è oramai più contemplata. Alla fine Ataf sarà divisa in due società distinte, una detentrice dei beni immobili, l’altra titolare dei servizi veri e propri. Quest’ultima sarà venduta, tramite gara pubblica ed europea al capitale privato. In che quote? Qualche mese fa, la quota era del 40%, oggi si parla dell’intero pacchetto. Ed è qui che i sindacati giocano la propria partita: ridurre le quote della compravendita e garantire livelli occupazionali e di servizio. Ieri quindi si è consumato il primo incontro di un calendario fitto di appuntamenti. Il tempo chiaramente stringe.

BONACCORSI - Il presidente Ataf, Filippo Bonaccorsi, alla fine della riunione, si è dichiarato soddisfatto ed ha giudicato positivamente questo primo assaggio di contrattazione. “Ho apprezzato – ha dichiarato Bonaccorsi - lo spirito costruttivo mostrato dai sindacati rispetto al percorso che porterà all'ingresso di un socio privato nel capitale dell'azienda. L'impegno di azienda e sindacati è trovare entro la fine del mese di settembre un accordo definitivo sulla base della bozza che presenterò al prossimo incontro”. Il programma ora prevede una pausa di una settimana, l’otto settembre un nuovo incontro. Per quella data l’azienda presenterà ai sindacati una bozza di accordo racchiusa in 4 punti: tutela dei livelli occupazionali, determinazione del rapporto fra lavoratori diretti e indiretti, organizzazione del lavoro e revisione del sistema di permessi sindacali, investimenti industriali da parte del nuovo socio. Da questa piattaforma prenderanno il là gli unici due scenari possibili ed immaginabili: o le parti arriveranno ad un documento di sintesi o salterà il banco. Altre vie sono di difficile previsione.

SINDACATI – Meno distesi gli umori della delegazione sindacale, che hanno definito questo primo incontro più che interlocutorio, un primo giorno di scuola. Si aspettavano, forse, qualcosa di più concreto su cui confrontarsi fin da subito. Invece sono stati rimandati all’otto settembre. I retroscena della riunione raccontano di un approccio al confronto abbastanza teso. Sul piatto, infatti, ci sono due scioperi già programmati da qui a poco più di un mese. Si parte il 6 settembre con lo sciopero generale della Cgil, un evento a sé, chiaro, ma con un peso specifico rilevante; si prosegue il 7 ottobre con un’altra 24 ore di protesta dei lavoratori Ataf, la quarta volta in un anno. Stessa modalità di azione, stesse fasce di garanzia (6 – 9,15 / 11,45 – 15,15). A quanto pare l’azienda, per bocca di Bonaccorsi, si è fatta sentire dichiarando del tutto fuori luogo l’azione di protesta nel momento della contrattazione. Sull’altro fronte, proprio ieri, i sindacalisti si sono lamentati di alcune “sorprese” trovate al rientro delle vacanze: il servizio di portineria della sede di Peretola affidato alla Cis (la stessa che ha appaltato alcuni servizi interni di Palazzo Vecchio), il progetto di esternalizzare le mansioni e la gestione della mensa Ataf delle Cure, per citarne un paio. Tutte novità che hai sindacati non piacciono.

Si prospetta quindi uno scenario caratterizzato da due strade: la contrattazione da qui a fine settembre ed una forma di dissenso che camminerà parallelamente alla prima (la costituzione del recente movimento contro la privatizzazione aziendale è un fatto). La politica, almeno durante questi giorni starà a guardare, come si dice, dalla finestra. E’ logico che se la discussione accontenterà la gran parte delle parti, lo sciopero del 7 conterrà pochi significati. Se le gambe del tavolo si troncheranno, è probabile che il 7 le circa 390 vetture della flotta Ataf ed i circa 1330 dipendenti non si muoveranno di un metro e non alzeranno un dito.
 

 

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