Giustizia, la Corte d'Appello a Salvini: “No a linciaggio morale contro giudice”

Scontro frontale tra magistratura e ministro dell'interno, dopo gli attacchi di quest'ultimo alla giudice che non ha accolto un reclamo del ministero

Margherita Cassano, screenshot dal Tg3

“Ritengo doveroso, come presidente della Corte di Appello, intervenire in ordine al linciaggio morale cui è ingiustamente sottoposta la dottoressa Luciana Breggia, esposta per i gravi attacchi subiti a pericolo per la sua incolumità, vista la risonanza mediatica e l'effetto moltiplicatore della galassia dei social”. Sono le parole, espresse oggi giovedì 6 giugno, dalla presidente della Corte di Appello di Firenze, Margherita Cassano, in merito agli attacchi del ministro dell'Interno nei confronti di alcuni magistrati di Firenze.

Secondo Cassano si tratta di “attacchi generici e ingiustificati che non giovano alla comprensione delle problematiche giuridiche e pregiudicano la serenità del giudice che nella sua attività quotidiana di interpretazione delle norme non deve essere soggetto a nessuna forma di pressione, interna o esterna, essendo la sua autonomia e indipendenza funzionali alla imparziale applicazione della legge, a sua volta finalizzata a garantire l'uguaglianza di tutti i cittadini dinanzi alla legge".

La replica di Cassano a Salvini è avvenuta dopo che ieri il ministro dell'interno aveva criticato frontalmente alcuni magistrati. “Mi chiedo se certe iniziative pubbliche e alcune evidenti prese di posizione di certi magistrati siano compatibili con un'equa amministrazione della giustizia”, le parole del ministro, dopo l'annuncio di 'ricorso' contro la bocciatura dell'ordinanza sulle 'zone rosse' e dopo che la giudice Breggia non aveva accolto il reclamo del ministero in merito all'ok all'iscrizione all'anagrafe di una persona di origini straniere a Scandicci.

“Se un giudice fa un dibattito a favore dell'immigrazione e poi il giorno dopo emette una sentenza su un immigrato, allora non fai il giudice e ti candidi alle elezioni, vai in parlamento e cambi le leggi”, dice ancora Salvini. Non solo, dal Viminale si fa sapere che si ragionando sulla possibilità di rivolgersi all'Avvocatura dello Stato per valutare se quei magistrati che hanno emesso le sentenze criticate da Salvini avrebbero dovuto astenersi "per posizioni in contrasto con le politiche del governo".

Il Viminale ha chiamato in causa direttamente tre giudici, con nomi e cognomi, tutte donne: la presidente della seconda sezione del Tar della Toscana Rosaria Trizzino (che ha bocciato le 'zone rosse'), la presidente della prima sezione del tribunale civile di Bologna Matilde Betti e il magistrato del tribunale di Firenze Luciana Breggia. Queste ultime due sono i giudici che prima a Bologna a fine marzo e poi a Firenze non hanno accolto il ricorso del ministero contro la decisione che disponeva l'iscrizione nel registro anagrafico di due cittadini stranieri.

La decisione: respinto reclamo del ministero, sì all'iscrizione all'anagrafe

Le tre giudici secondo il Viminale (cioè il ministero dell'Interno) avrebbero dovuto astenersi per idee e opinioni “espresse pubblicamente o attraverso rapporti di collaborazione o vicinanza con riviste sensibili al tema degli stranieri come 'Diritto, immigrazione e cittadinanza'”.

Il tutto è sembrato una vera e propria 'lista' contra personam arrivata dal ministero. L'Associazione nazionale magistrati ha definito “sconcertanti” le parole di Salvini, perché attaccano le "opinioni" e non il “merito dei provvedimenti”.

Anm che ha chiesto anche l'intervento del Consiglio superiore della magistratura perché “le modalità adottate dal ministro gettano discredito sull'intera funzione giudiziaria e perdita di serenità da parte di chi la esercita. Chiediamo che il Csm effettui tutti i passi necessari a tutela dell'autonomia e dell'indipendenza della giurisdizione”.

L'Anm ha anche voluto ricordare il caso del giudice del tribunale di Lucca Gerardo Boragine. Boragine aveva avuto la 'colpa' di assolvere persone imputate per aver disturbato e attuato contestazione durante un comizio di Salvini e, come ricorda l'associazione dei magistrati, “è finito sotto protezione per gli insulti e le minacce (anche di morte, ndr) scatenate contro di lui” nei commenti ad un post sui social da parte del ministro Salvini.

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