Renzi rompe con Zingaretti: "Serve un governo di scopo"

E' guerra aperta all'interno del Pd

Proprio in queste ore i capigruppo del Senato stanno calendarizzando la data in cui ci sarà il voto di sfiducia al governo Conte, in sostanza stanno decidendo il giorno in cui finirà l'esperienza governativa del professore di diritto. 

Intanto è piena crisi all'interno del Partito democratico tra Matteo Renzi e il segretario dei dem Nicola Zingaretti. L'ex sindaco di Firenze continua a ritenere che serva un governo di scopo mentre per il segretario è necessario tornare al voto. 

La settimana scorsa l'ex premier aveva annunciato di voler abbandonare i dem e dar vita ad una sua formazione politica: la crisi di governo potrebbe rivelarsi l'occasione giusta per concretizzare il tutto.  

Molti parlamentari del Pd, in larga parte espressione della ex maggioranza renziana, sarebbero pronti a sostenere un governo di scopo (allontanandosi quindi dalla posizione del segretario Zingaretti) in modo da evitare un governo di stampo sovranista (la Lega non è mai stata così forte, se si votasse tra ottobre e novembre potrebbe riuscire a formare un esecutivo monocolore).

Today.it parla dell'esistenza del "piano Ursula" (dal nome della commissaria dell'Unione Europea): un governo che dovrebbe nascere da un patto tra 5 Stelle, democratici e Forza Italia.

Perché il piano possa funzionare la "coalizione Ursula" deve poter contare soprattutto al Senato su un gruppo di "responsabili" trasversale, ma la soluzione potrebbe far gola anche ad alcuni parlamentari del gruppo misto (fuoriusciti ed esponenti di liste minori) che potrebbero preferire l’inerzia della continuità ai rischi dello scioglimento delle Camere.

Tuttavia non c'è solo il "piano Ursula" che potrebbe aiutare la sopravvivenza della legislatura: l'ex presidente del Senato Piero Grasso spiega come possa nascere una nuova maggioranza a sostegno di un 'governo elettorale', magari guidato dall'attuale ministro dell'Economia Giovanni Tria. "Resterebbe in carica per gli affari correnti, gestirebbe il voto e avrebbe anche il dovere di preparare una legge di Bilancio al minimo, in caso entro la fine dell'anno non si formi un nuovo governo".

L'ex presidente del Senato in un'intervista al 'Corriere della Sera' sostiene che le opposizioni debbano lasciare l'Aula del Senato al momento del voto sulla mozione di sfiducia contro il governo Conte.

"Non capisco perché l'opposizione dovrebbe fare il lavoro sporco per conto di chi chiede pieni poteri e, senza dimettersi, vuole anche gestire dal Viminale le prossime elezioni. La seconda motivazione è creare le condizioni per non avere problemi con la legge di Bilancio". Se non ci sarà una votazione, rileva ancora Grasso, "il presidente Giuseppe Conte dovrà, al termine del suo intervento, salire al Quirinale per rimettere il mandato, e sancire la fine della maggioranza con la Lega".

Secondo Grasso avere un governo di garanzia in carica è un'assicurazione anche sui conti pubblici: "Se dalle urne non uscisse una maggioranza netta, cosa possibile nonostante i sondaggi, avremmo un esecutivo, ad esempio guidato da Tria, che potrà presentare una manovra a basso impatto ed evitare di far aumentare l'Iva".

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