Piazza Santa Croce: più di ventimila persone per dire “Basta"

Oggi lo sciopero generale della Cgil in difesa del lavoro: Piazza Santa Croce era affollata da oltre ventimila persone. Momenti di tensione quando i ragazzi del Collettivo sono arrivati sotto il palco

Piazza Santa Croce si è tinta di rosso, in migliaia hanno aderito allo sciopero generale indetto dalla Cgil. Se in tutto le più importanti città italiane le manifestazioni sono state un vero successo, Firenze non è stata da meno. In più di ventimila secondo gli organizzatori, tra militanti sindacalisti e mondo dell’associazionismo locale, sono scesi per le strade del centro, da piazza dell’Indipendenza al palco di Santa Croce, tutti insieme raccolti in un unico slogan, BASTA: basta divisioni tra i sindacati, basta conflitti dentro il mondo del lavoro, basta precariato, basta con un fisco che premia i più ricchi, basta divisioni tra Nord e Sud.

Tanti punti stridenti tutti raccolti in un unico grande BASTA umano, una vera coreografia con le cinque gigantesche lettere della parola riempite da centinaia di sostenitori seduti sui lastroni. Già di prima mattina Alessio Gramolati, segretario generale della Cgil Toscana, dichiarava: “se al Governo non basta gridare per farsi sentire, vuol dire che glielo scriveremo”.  Protesta si, ma anche  una ricetta per trovare un nuovo slancio nell’azione sindacale: ricostruire quell’unità perduta tra le sigle e da questa sintesi ripartire. “L’unione è un modo con il quale noi pensiamo si debbano e si sarebbero dovuti affrontare i tempi di crisi che abbiamo alle spalle e quelli che ancora abbiamo davanti – afferma durante il corteo Mauro Fuso, segretario della Camera del Lavoro di Firenze. E’ un modo che proponiamo e pratichiamo naturalmente quando sono in campo obbiettivi concreti: noi chiediamo meno fisco soprattutto per i redditi medio – bassi , più lavoro, più sviluppo. Le risorse ci sono si chiamano per esempio rendite patrimoniali e finanziarie”.
 

  Se al Governo non basta gridare per farsi sentire, vuol dire che glielo scriveremo  

VOCI DAL CORTEO-Tantissime le persone presenti, ci sono tutte le sigle appartenenti alla Cgil, gli studenti universitari, tutti i partiti della sinistra, le tanto citate commesse, i rappresentanti dell’Ataf e i quelli della pubblica amministrazione. Ci sono i lavoratori del Maggio e quelli della Pergola ed i comitati referendari. C’è anche il presidente del Partito Democratico Rosy Bindi che dichiara: “il Pd ha sempre messo al centro le politiche sul lavoro, oggi non potevamo non esserci”. Il presidente si sofferma anche sulla polemica sempre più accesa tra i sindacati, in particolar modo la Cgil, ed il sindaco di Firenze Matteo Renzi: “c'è una sfida tra sindacati e partiti su un nuovo mondo del lavoro e della sua rappresentanza, ma quando si evidenziano certe necessità dei lavoratori allora occorre rafforzare il sindacato e non cercare di delegittimarlo o insinuandone l'inutilità. Oggi c'è ancora più bisogno di rappresentanza, i lavoratori soli, senza un’organizzazione a supporto, sono più deboli; mi auguro che il Pd, i sindaci del Pd, e tutte le istituzioni siano ancora più vicine al mondo del lavoro e al sindacato”.  

Un corte lunghissimo, a volte ingolfato, con tantissime voci, altrettanti immagini che descrivono e contornano gli umori del mondo del lavoro fiorentino. “Penso che stamani ci sia una risposta alle esigenze per la costruzione di politiche di sviluppo diverse – dice Andrea Barducci, presidente della Provincia di Firenze e presente al corteo – rispetto alle ricette sbagliate che fino ad oggi ci sono state propinate: l’allargamento del proletariato, una disponibilità minore dei diritti per chi lavora ed uno sviluppo sempre più incerto perché non più basato sulla valorizzazione dell’attività produttiva e del manifatturiero. Credo che questa manifestazione tenti di invertire la rotta”. Dello stesso parere il sindaco di Sesto Fiorentino, Gianni Gianassi: “è importante essere qui, primo perché ci sono lavoratrici e lavoratori, secondo perché c’è una piattaforma che denuncia una criticità del lavoro e del suo sistema di  protezione in tutto il nostro paese, ovviamente anche in Toscana e nella nostra area. Aderire ad una manifestazione che dice “Ora Basta”, che si propone di rilanciare lo sviluppo e di assicurare protezione al lavoro conferendogli nuova dignità  è un luogo che mi sembra valga la pena esserci. Se le forze migliori del paese non riusciranno a mettersi insieme per definire un progetto alternativo il futuro sarà sicuramente peggiore. L’idea che tutto si può fare senza la partecipazione delle organizzazioni dei lavoratori e dei loro movimenti è una sciocchezza”.



Molta politica in piazza ma anche scuola, università, personale scolastico, insegnanti; c’è chi si è organizzato per bene ed ha rielaborato testi di canzoni note per denunciare il proprio dissenso, così Gloria di Tozzi diventa scuola. “In questo momento ci sono grossi nodi che presto arriveranno al pettine – afferma Ludovico Rella si Sinistra Universitaria, fresco eletto al senato accademico dell’Università di Firenze – che investiranno un’intera generazione che non riguarda soltanto l’impoverimento e lo smantellamento dell’istruzione e dell’università pubblica, ma anche tutte le problematicità del mercato del lavoro, la precarizzazione e  le politiche previdenziali per noi giovani. E’ indispensabile che i giovani partecipino per il semplice fatto che le istanze oggi denunciate sono tematiche che viviamo e vivremo negli anni a venire sulla nostra pelle”. Tra gli ospiti della manifestazione un irrefrenabile Silvano Sarti l’ottantaseienne presidente provinciale dell’Anpi di Firenze: “le rivendicazioni di questa mattina sono tutte dentro la Costituzione e questo Governo deve smettere ogni volta che fa politica di attentare alla Carta. Io non avevo alcun dubbio che stamani i lavoratori sarebbero scesi in piazza per la giustezza delle loro rivendicazioni e perché sono l’unica forza di cui il paese ha bisogno. Noi dei comitati di liberazione nazionale quando si parlava con i costituenti per la Costituzione mettemmo il lavoro al primo posto perché c’era da ricostruire un’Italia completamente distrutta dai fascisti”.

SUL PALCO - Prima del discorso di chiusura del segretario Fuso, sono saliti sul palco i rappresentanti del mondo dei vari settori del lavoro, dell’università e dello spettacolo ed hanno urlato alla piazza stracolma i loro basta. Anche il collettivo universitario voleva far salire sul palco un proprio rappresentante. Gli è stato negato. Ne è nato un fuori programma abbastanza teso. I ragazzi del collettivo si sono radunati su un lato del palco ed hanno cominciato a cantare cori contro il sindacato, impedendo di fatto il proseguimento della manifestazione.VIDEO I manifestanti che contestano " target="_blank"> Ci sono stati anche momenti critici: ad un certo punto dalle offese sono iniziate a volare le prime spinte tra il servizio d’ordine del sindacato e i giovani del collettivo. Il segretario Fuso, in quel momento impegnato nel proprio discorso si è interrotto, si è rivolto ai giovani incitandoli all’unità sociale. Alla fine sul palco è salito un rappresentante del collettivo per un breve ma molto applaudito intervento a favore dei cinque anarchici agli arresti domiciliari da mercoledì. Finito il proprio intervento il collettivo ha lasciato la piazza.  
 

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