Inchiesta Open, spunta una mail: "100mila euro l'anno per interloquire con Renzi"

Il "sostegno" sarebbe stato chiesto nell'autunno 2013 da Bianchi e Carrai a una serie di imprenditori

Gli imprenditori e le società che volevano “interloquire” con Matteo Renzi per fornire idee, suggerimenti, proposte o osservazioni, dovevano essere supportate da un finanziamento di 100mila euro all’anno, per cinque anni. A riportarlo è il Sole 24 Ore, secondo cui Alberto Bianchi e Marco Carrai, entrambi indagati dalla procura fiorentina nell'ambito dell'inchiesta sulla Fondazione Open, ritenuta dai pm una “articolazione di partito” che doveva “finanziare illecitamente” l'ex premier, avrebbero chiesto nell'autunno 2013 questo tipo di “sostegno” a una serie di imprenditori, tra i quali Davide Serra e Beniamino Gavio.

La mail, prosegue il giornale di Confindustria, si trova nel decreto di perquisizione notificato a Bianchi e venne inviata prima che lo stesso Renzi vincesse le primarie Dem. Ha ad oggetto “fondazione Bing bang”, il primo ente costituito per sostenere le attività politiche di Renzi, poco dopo trasformato nella più nota Fondazione Open, nel cui consiglio di amministrazione sedevano, assieme a Bianchi e Carrai, anche Maria Elena Boschi e Luca Lotti (questi ultimi due al momento non risultano indagati).

Nella mail viene specificata la necessità di reperire risorse. E si parla di un “supporto finanziario” di 100mila euro all’anno per cinque anni. In cambio si dà la possibilità di fornire idee, suggerimenti vari, proposte e osservazioni per Matteo Renzi ma anche per la Fondazione stessa. Si specifica, inoltre, che le “interlocuzioni” possono avvenire anche tramite gli stessi Bianchi e Carrai.

Dalle indagini dei magistrati fiorentini è emerso anche l'elenco dei finanziatori di Open (il cui archivio è stato peraltro fornito agli inquirenti dall'avvocato Nino D'Avirro, difensore di Bianchi, come riporta La Repubblica Firenze). Si tratta di finanziamenti del tutto leciti ma gli inquirenti stanno approfondendo i casi in cui sospettano una erogazione illecita (ovvero indiretta e non dichiarata). Una prima lista di finanziatori riportata dal Sole24Ore, si compone di una ventina di soggetti. Ad elencarli, lo scorso ottobre, gli investigatori del nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di finanza di Firenze.

Si tratta di British American Tobacco, Chiantishire Società Agricola, Sanavir srl, Chiti Alessandro, Fingen spa, Rtv38, Gruppo Maestrelli Pida, Telecomunicazioni Italia srl, Gruppo Golden Production, Gruppo Garofalo, l'Nh Group di Vittorio Farina, il Gruppo Moby di Vincenzo Onorato, Algebris Investment di Davide Serra, la galassia societaria di Alfredo Romeo e Vito Pertosa.

C'è poi, sempre secondo il giornale di Confindustria, un secondo elenco che comprende: Alicross, Airlines Handling Agents spa, Corporation America Italia, Lagfin, Aurelia srl, Big Space, Begin, G.F. Uno, Getra Power, Mossi e Ghisolfi spa, Pizzarotti, Golden Production, Associazione Azimut, Associazione Comunicazione Reale, Intek Group, Promidis, Irbm spa, Karat srl, Intesa Aretina scarl, il Mercante dei sogni. Gli ultimi ad essere stati individuati dai finanzieri sono stati, un mese fa, Kairos Investment Management spa e Kairos Partners Sgr.

Intanto sulla vicenda Open è stata diramata una nota del gruppo Menarini che, tramite il suo presidente Eric Cornut, sottolinea: “Menarini non ha mai elargito alcuna donazione alla Fondazione Open, né ha mai intrattenuto rapporti professionali con alcuno degli indagati”. Cornut chiede quindi che “tale notizia, che non corrisponde al vero, cessi di essere pubblicata e diffusa”.

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