Fondazione Open, l'inchiesta si allarga. Indagato Marco Carrai

Tra gli imprenditori perquisiti Fratini, Aleotti, Bassilichi, Serra, Onorato, Romeo

L'inchiesta della procura di Firenze sulla Fondazione Open gestita dall'avvocato fiorentino Alberto Bianchi si allarga e coinvolge altri nomi eccellenti vicini all'ex premier Matteo Renzi. Tra questi c'è Marco Carrai, già membro del Cda della stessa Open. Carrai è stato perquisito ed è indagato. “Ho fiducia che la magistratura chiarirà presto la mia posizione. So di non aver commesso reati e di aver sempre svolto i miei compiti rispettando la legge”, ha commentato l’imprenditore.

Il secondo “scossone” dell'indagine coordinata dal procuratore capo Giuseppe Creazzo e dal suo vice, il pm Luca Turco, ha portato ieri la Guardia di Finanza a perquisire imprenditori e società in 11 città. E a ipotizzare nuovi reati, a vario titolo, a carico degli indagati: riciclaggio, autoriciclaggio, appropriazione indebita aggravata, false comunicazioni sociali, finanziamento illecito ai partiti. Il sospetto della procura è che Open sia stata una cassaforte utilizzata da Matteo Renzi per la sua attività politica. Carrai sarebbe stato il “punto di riferimento”, dentro la fondazione, di parte dei finanziatori.

Per questo, secondo i pm, “bisogna accertare quali siano stati nel dettaglio i rapporti instauratisi tra la stessa Open e i soggetti finanziatori”. Dove sono finiti i soldi (circa 7 milioni di euro) che imprenditori e aziende hanno versato dal 2012 al 2018 alla Fondazione? E quel denaro – stanno verificando le Fiamme Gialle – potrebbe configurarsi, almeno in alcuni casi, come un finanziamento illecito che aveva lo scopo di portare vantaggi a chi decideva di sostenere economicamente la carriera di Renzi e il suo ex partito?

Ecco perché, dopo aver acquisito nei mesi scorsi tutti i documenti relativi ai bonifici nello studio di Bianchi, ieri gli inquirenti hanno deciso di verificare le “uscite” delle aziende che hanno sostenuto l'ex premier. Ed ecco perché nella lista dei trenta perquisiti (non indagati) si trovano tra gli altri Davide Serra, l'imprenditore “londinese” amico di Renzi, i fratelli Marco e Leonardo Bassilichi (quest'ultimo è presidente della Camera di Commercio di Firenze), Corrado Fratini. Ma anche i fratelli Lucia e Alberto Giovanni Aleotti, proprietari della multinazionale del farmaco Menarini e le società dell’armatore napoletano Onorato, oltre a quelle che fanno capo all’imprenditore napoletano Alfredo Romeo (già coinvolto nell’inchiesta Consip).

I finanzieri sono entrati pure nella sede dell’impresa di costruzioni Pizzarotti, a Parma e in quella della holding del gruppo Gavio, secondo concessionario italiano delle autostrade, così come alla Garofalo Health Care, società romana del settore della sanità privata. Perquisito anche un commercialista fiorentino. I militari hanno inoltre fatto visita a Marco Zigon della Getra di Napoli, che produce trasformatori elettrici, e alla British American Tobacco. Tutte società che hanno offerto contributi alla Fondazione renziana e che – questa è l'ipotesi della procura – potrebbero aver ricevuto “favori” in cambio di questi contributi, come già contestato nelle scorse settimane al gruppo Toto.

Il sospetto di Creazzo e Turco, in sintesi, è che Bianchi abbia “mediato” tra imprenditori e cerchia renziana. La fondazione Open, in quest'ottica, avrebbe agito come “articolazione di partito politico”. E Open avrebbe infatti “rimborsato le spese dei parlamentari e messo a loro disposizione carte di credito e bancomat”. Una cassaforte, alimentata da denaro versato da privati. Denaro che in alcuni casi veniva pagato all’avvocato Bianchi per pratiche legali o consulenze, ma che poi sarebbe stato “retrocesso” dal professionista. Un modo, quindi, per mascherare un finanziamento illecito.

“Rinnovo la mia piena collaborazione con la magistratura, affinché sia fatta chiarezza prima possibile sull’indagine che mi riguarda. Sin da subito mi sono messo a disposizione fornendo qualsiasi atto mi fosse richiesto. Del resto tutte le entrate e le uscite della Fondazione Open sono tracciabili, perché avvenute con bonifico, carte di credito. È stato fatto tutto alla luce del sole, messo nero su bianco. Si sta facendo una polemica strumentale che potrebbe toccare qualsiasi politico e qualsiasi amministratore” ha affermato Bianchi.

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