Giù l'ex poste del Pratellino, Renzi: "credo al potere delle ruspe"

Dopo anni di discussioni, polemiche, istanze, denunce e sequestri, questa mattina è iniziata la distruzione. Il primo colpo all'edificio è stato dato dallo stesso sindaco alla guida del demolitore

Il sindaco renzi alla guida del demolitore

“Io credo al potere delle ruspe, ogni tanto anziché continuare a costruire bisognerebbe buttare giù, demolire”. Contro il brutto cittadino, il sindaco di Firenze Matteo Renzi ha le idee chiare: la forza bruta dei pistoni e dell’olio che muove le pale dentate dei demolitori.
Così come questa mattina, nella demolizione delle ex poste di via del Pratellino. Una storia infinita, durata anni; un edificio fatiscente, lungo e stretto, una parte arrugginita di Campo di Marte che per anni ha vissuto, da morto, nel bel mezzo di una parte vitale della città. L’inizio della fine è iniziato questa mattina, durerà dieci giorni, poi del “mostro” non rimarrà che la polvere. Per la precisione la fine della vicenda era stata segnata prima di mezzo agosto, quando il Tribunale del Riesame aveva dato ragione a Palazzo Vecchio e sancito la legittima demolizione. Con buona pace di Gala srl, l’azienda promissaria acquirente dell'immobile che aveva mosso un’istanza contro il Comune.  C’è anche il tempo di fare un richiamo al piano strutturale a volumi zero, anzi “sotto zero”; come affermato dal primo cittadino, infatti, “non si tratterà di demolire e ricostruire, ma qui una volta buttato giù, faremo un parcheggio per i cittadini”.

Poco dopo le 10, lo stesso sindaco Renzi, casco giallo in testa, è montato, come da lui stesso annunciato, nel sedile del potente demolitore ed ha sferrato il primo colpo all’oramai scheletro della struttura. Non proprio da manuale, non è proprio il suo mestiere, ma sicuramente simbolico. “Non si tratta solo di buttar giù un edificio brutto – ha continuato Renzi – ma di restituire speranza e fiducia ad una parte della città”. Palese la soddisfazione del sindaco: la struttura faceva parte dei 100 luoghi su cui il primo cittadino si è giocato e si sta giocando molto. Le aule dei tribunali hanno fatto tribolare e non poco questa amministrazione, il primo sequestro a pochi giorni dall’annunciata distruzione, allora imminente, aveva rotto le uova del paniere al sindaco ed alla Giunta. Il verdetto del giudice, tuttavia, ha dato più sapore alla conclusione della vicenda; i sorrisi a trentasei denti di Renzi e dell’assessore alla mobilità Mattei, erano la prova più significativa. “Per 25 anni questo è stato un monumento abbandonato – ha sottolineato lo stesso primo cittadino – una carcassa in una delle zone più belle di Firenze, una zona residenziale, dove si sta bene e questo edificio rappresentava un pugno in un occhio. Per demolirlo è stato necessario un lavoro puntualissimo ed attentissimo delle carte, un appiglio legale, seguito da corsi e ricorsi. Oggi siamo felici, buttando giù il Pratellino, l’intero quartiere credo possa tornare ad aver fiducia nel ruolo delle istituzioni”.

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