Conte 2: il professore riceve l'incarico dal presidente della Repubblica 

Il premier incaricato ha accettato con riserva per sondare la solidità della nuova maggioranza nata dall'alleanza tra M5s e PD 

Questa mattina il premier dimissionario Giuseppe Conte è stato ricevuto dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella per ricevere l'incarico di formare un nuovo governo: il Conte 2. Questo dopo la crisi del governo gialloverde, e le conseguenti consultazioni, che stanno portando all'ufficialità del governo giallorosso. 

"Preciso subito - ha detto il professore dell'Università di Firenze dal Quirinale - che non sarà un Governo contro, sarà un Governo per il bene dei cittadini, per modernizzare il Paese, per rendere l'Italia ancora più competitiva, più giusta, solidale, inclusiva".  "Nei prossimi giorni tornerò dal Presidente per sciogliere la riserva e sottoporgli, in caso di esito positivo, le proposte relative alla nomina dei ministri".

Secondo la prassi costituzionale il premier incaricato ha infatti accettato con riserva per sondare la solidità della nuova maggioranza nata dall'alleanza tra Movimento 5 stelle e Partito Democratico, cui si aggiungeranno i voti dei parlamentari di Liberi e Uguali e la non opposizione annunciata dal gruppo parlamentare delle autonomie e parte di senatori e deputati del gruppo misto.  

Il discorso di Conte dopo aver ricevuto l'incarico


Basi tutt'altro che solide che aspettano inoltre di essere formalizzate in un programma di governo che Di Maio durante le consultazioni ha definito necessariamente omogeneo: servirà una mediazione tra le anime di Pd e Movimento 5 stelle che possono dialogare su punti di contatto tutt'altro che nuovi.

Nuovo governo, i numeri del Conte 2

Il nodo per il nuovo governo è Palazzo Madama: in Senato i parlamentari in quota della maggioranza 'giallorossa' si fermano a quota 158, tre in meno rispetto a quelli che servono per raggiungere la maggioranza (M5s 107 senatori, Pd 51). Considerando che dentro il Movimento c'è quantomeno il dissidente Gianluigi Paragone che non voterà la fiducia al governo giallorosso, diventano determinanti i voti di ogni singolo parlamentare. Potrebbero tuttavia rientrare i senatori ex M5S (Paola Nugnes, Gregorio De Falco, Saverio De Bonis, Carlo Martelli e Maurizio Buccarella) che lasciarono il gruppo parlamentare sulla scia dei contrasti con la linea "salviniana" del Governo.

Alla resa dei conti grazie ai voti dei senatori del gruppo misto (15) e Autonomie (8) il governo giallorosso dovrebbe ricevere tra i 163 e i 171 sì. Occhio tuttavia al fattore Renzi: i senatori dem definiti "renziani" sono 40 su 51, qualificando nell'ex premier un convitato di pietra in ogni futura mediazione tra la segreteria di Zingaretti e i pentastellati.
 

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