Nove comitati contro il regolamento urbanistico: sit-in e osservazioni

Si sono dati appuntamento in piazza San Martino, sotto gli uffici comunali dell'urbanistica, per dar vita ad presidio contro il regolamento urbanistico. Durante la protesta le associazioni ha depositato una serie di osservazioni al piano

Il presidio in piazza San Martino

Nove comitati cittadini si sono dati appuntamento ieri mattina in piazza San Martino, nel centro storico di Firenze, sotto gli uffici comunali dell’urbanistica, per dar vita ad presidio contro il regolamento urbanistico licenziato dal Consiglio comunale precedente alle urne del 25 maggio scorso. Prima del sit-in i comitati hanno depositato negli uffici una serie di osservazioni al piano. I comitati hanno deciso di mettere insieme le loro proposte perché, anche se, dicono, “sono soggetti attivi su fronti diversificati, hanno condiviso nelle loro osservazioni la stessa idea di città”. Un “giudizio critico” su un regolamento “a cui sono state rinviate molte scelte strategiche che avrebbero dovuto essere contenute nel piano strutturale. Invece, per precisa scelta dell’amministrazione, al regolamento vengono demandati non solo precisi interventi ma anche la distribuzione delle funzioni e dei volumi in città. Con la conseguente perdita di quella visione complessiva delle trasformazioni urbane che dovrebbe stare a monte dei singoli interventi”.

Entrando nello specifico delle osservazioni il comitato ‘SanSalvichipuò’ “propone di fermare lo scippo delle aree verdi e del patrimonio storico architettonico del Q2, con la richiesta di una nuova gestione del territorio basata sul blocco della cementificazione delle aree verdi. Il comitato ‘OltrarnoFuturo’ chiede che venga “stralciato il parcheggio interrato Piazza del Carmine”.

Il comitato ‘Belfiore-Marcello’ “chiede più verde pubblico vero nel rione San Jacopino-Puccini, a cominciare dalle aree di trasformazione Carra, ex Officine Grandi Riparazioni ed ex Manifattura Tabacchi”. L’associazione ‘Rifiuti Zero Firenze’ chiede di realizzare, in edifici in disuso utilizzati in passato per autolavaggio in via di Bellagio un centro di riparazione e riuso con l’obiettivo di ridurre i volumi di materiali post-consumo smaltiti in discarica o negli inceneritori. Il comitato per la rinascita di piazza Brunelleschi chiede “lo stralcio del denominato parcheggio Brunelleschi”.

Il comitato per la tutela dell’ex Manifattura Tabacchi “critica la svalutazione del complesso manifatturiero a semplice insediamento industriale dismesso. Italia Nostra ha presentato osservazioni su varie criticità: “parcheggi interrati nel centro storico della città (“impatto sulla stratificazione storico archeologica”); parcheggio scambiatore nella zona collinare vincolata delle Due Strade (“un dannoso e inutile consumo di suolo in area agricola di valore paesaggistico”).

Il ‘CSA Next-Emerson’ chiede che, “nell’are ex-Star Color in via di Bellagio, dove da 8 anni è in corso una sperimentazione sociale di condivisione e utilizzo sociale degli spazi con molteplici attività culturali, sociali e sportive, non si proceda al cambiamento di destinazione d’uso finalizzato all’edificazione delle ennesime residenze private”. Il laboratorio politico perUnaltracittà chiede che venga inserito nel regolamento urbanistico un nuovo paragrafo dedicato a “La riqualificazione partecipata delle aree dismesse, pubbliche e private, tramite la Sperimentazione urbana”.

Assumendo atti e strumenti della legislazione nazionale, “ad esempio l’articolo 42 della Costituzione, il Comune potrà così affidare la gestione della trasformazioni di tali spazi, tramite un avviso pubblico, a soggetti che operano senza fini di lucro affinché ne curino il recupero funzionale in considerazione dell’interesse pubblico e della funzione di ‘bene comune’. I soggetti firmatari delle varie osservazioni ribadiscono che “l’amministrazione comunale non è proprietaria né del suolo né del sottosuolo della città. La cittadinanza attiva si autorganizza e difende la città dalla speculazione, rivendicando il diritto a scelte democraticamente condivise”.

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