Manifesto del "Che" nella stanza del consigliere: polemica sui simboli

Alberti (Lega) denuncia Scaramelli: "Non è un esempio". La replica: "Simbolo che ho tatuato sul braccio"

Due pesi e due misure? La questione non è forse così calzante. Fatto sta che i simboli continuano a far discutere destra e sinistra, l'una contro l'altra. Dopo l'esposizione da parte di un carabiniere della bandiera neonazista alla caserma Baldissera, a chiedere una presunta "par condicio" è stato il consigliere regionale della Lega Nord Jacopo Alberti sollevando il caso che vede protagonista il consigliere del Partito democratico Stefano Scaramelli.

Il rappresentante del Carroccio ha fotografato nella stanza del collega del Pd un manifesto raffigurante Ernesto Che Guevara, definito da Alberti "rivoluzionario e guerrigliero (attivissimo nella rivoluzione castrista di Cuba e quindi non certamente fulgido esempio di libertà e democrazia)". "Sinceramente - sottolinea - come non giustifichiamo l'emblema posizionato all'interno della caserma Baldissera, ugualmente stigmatizziamo che un politico, in un palazzo pubblico, testimoni visivamente la sua 'passione' per un uomo quantomeno controverso, per usare un eufemismo".

"Per me, per la mia generazione il Che ha rappresentato un ideale di libertà, l'idea di combattere per chi soffre, di sentire proprie le sofferenze delle persone che nel mondo magari sono lontane da noi. Allo stesso tempo è ispiratore di tanti principi e battaglie politiche. E' una filosofia di vita che rivendico con forza", ha risposto Scaramelli. "Non avranno mai quello che vogliono - spiega - non potranno mai togliere il mio manifesto, come non potranno mai togliere il mio tatuaggio" che ha impresso sul braccio.

"Sono entrati nella stanza di un consigliere, senza chiedere il permesso, hanno fatto una foto, l'hanno pubblicata sui social - prosegue Scaramelli - e fra i commenti su Facebook in maniera anche molto aggressiva c'è chi chiede l'arresto, chi mi fa le condoglianze, quasi si ispirano a dei principi di morte, di violenza. E sono atti molto gravi che vanno condannati". La spirale di aggressività e di violenza, specifica, "che sta vivendo l'Italia, va condannata, abbiamo già vissuto delle esperienze di fascismo. Noi siamo pacifisti, siamo un partito di sinistra, dobbiamo rispondere coi nostri ideali". 

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Scaramelli nella seduta odierna del Consiglio regionale ha denunciato anche che fuori dalla porta degli uffici della Lega "c'è scritto, 'divieto di accesso ai non autorizzati, ai trasgressori verrà sparato'. E' un elemento che istiga alla violenza - ha denunciato - mentre, questo del Che un manifesto che istiga alla libertà dei popoli, all'autodeterminazione quello che un tempo era un principio anche della Lega". Il Presidente Eugenio Giani ha annunciato che effettuerà delle verifiche nelle stanze del Consiglio.

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