Boss mafiosi scarcerati: bufera su Bonafede, ora rischia il posto

Mozione di sfiducia contro il Ministro. La telefonata di Di Matteo, il giallo delle pressioni e i dubbi sulla tenuta del governo

E' nella bufera dopo la scarcerazione di molti detenuti in carcere per reati di mafia. E ora la sua poltrona da Ministro della Giustizia trema. Alfonso Bonafede, esponente storico del Movimento 5 Stelle di Firenze, è nel mirino delle opposizioni, ma non solo.

L'ultima spallata nel caso l'ha data la telefonata di Nino Di Matteo, magistrato fino ad oggi "icona" della base 5 Stelle, intervenuto alla trasmissione "Non è L'Arena", di Massimo Giletti, e nella quale ha rivelato di essere stato chiamato nel 2018 fa da Bonafede per ricoprire l'incarico di responsabile del Dap (Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria).

"Mi ero preso 48 ore per decidere - ha detto Di Matteo - poi quando sono andato al Ministero per accettare ho scoperto che la proposta era stata ritirata". Bonafede si è detto "esterrefatto" di queste dichiarazioni: "Pensai a due ruoli per lui: - ha precisato - o il vertice dell'amministrazione penitenziaria oppure un ruolo equivalente alla posizione ricoperta da Giovanni Falcone a seguito di riorganizzazione. Mi convinsi che questa seconda opzione fosse la più giusta perché avrebbe consentito a Di Matteo di lavorare in via Arenula al mio fianco".

Una vicenda "condita" da un particolare tutt'altro che banale, di cui Bonafede era a conoscenza: i malumori dei boss sull'ipotesi Di Matteo al Dap. "Lui - ha riferito lo stesso Bonafede - mi disse delle intercettazioni di detenuti che in carcere dicevano 'se viene questo butta le chiavi'. Sapevo chi stavo per scegliere, e sapevo di quella intercettazione, perché ne dispone anche il ministro".

Così Bonafede scelse per il Dap Francesco Basentini, l'uomo che nei giorni scorsi è stato costretto a dimettersi dopo la bufera per aver emanato una circolare sull'emergenza coronavirus. Proprio quella in seguito alla quale è arrivata la valanga di richieste di scarcerazione da parte dei boss mafiosi, legata per lo più alle condizioni di salute dei detenuti.

Cedimento alla mafia o clamoroso equivoco? E perché Di Matteo non ha rivelato il tutto due anni fa, quando il fatto è accaduto? Per ora tutto ciò resta un mistero.

Quello che non è un mistero, invece, sono la richiesta di dimissioni da parte delle opposizioni. Lega e Fratelli d'Italia in primis, che insieme a Forza Italia hanno presentato ieri in Senato una mozione di sfiducia contro il Ministro. 

Solo che, se i 5 Stelle si sono schierati con lui, le parole di fuoco contro Bonafede non sono arrivate solo dal centrodestra: la vicenda ha suscitato imbarazzo non solo in Italia Viva, ma anche da parte del Pd che ha chiesto spiegazioni.

Durissimo Renzi: è "allucinante", ha detto ieri sera intervento alla trasmissione "Dritto e rovescio" su Rete4. "Io dico le mie idee: oggi penso che agli italiani vada data chiarezza sul fatto che i boss restano in carcere". E stamani, intervenendo a "Radio Anch'io" su Radio 1, ha aggiunto: "Decideremo in base a quello che dirà Bonafede, in base agli accordi politici e a cosa dirà il governo".

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Insomma Bonafede, che da gennaio scorso è anche capo delegazione dei 5 Stelle nell'esecutivo, rischia davvero il posto. E togliere il suo tassello dal tetris delle poltrone potrebbe significare anche lo sgretolarsi della maggioranza di governo.

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