“Questa è la pista dell’Enac, non di Enrico Rossi”. Così ieri il presidente della Regione Toscana ha presentato lo studio dell’Ente nazionale per l’aviazione civile, lo stesso dove in maniera univa è scritto che l’unica soluzione possibile per l’ampliamento di Peretola è la 12:30, la cosiddetta pista parallela convergente. E lo ha detto alzando la voce, puntando il dito sul tavolo, manifestando addirittura un certo nervosismo. Vicenda nota, piena di spine, attriti contrasti tra le mura nemiche ma soprattutto tra quelle amiche. Tuttavia Rossi ieri ci ha messo un punto deciso:
“Questa vicenda – ha affermato Rossi – dura da trent’anni. Noi abbiamo avuto il coraggio di riprenderla in mano seriamente. Io ci ho messo la faccia, ma non avevo alcun diritto di scegliere. Chi sono io per farlo? C’è stato, come è naturale in queste vicende, un percorso politico, poi la palla è necessariamente passata ai tecnici. Fino all’ultimo ho tenuto in piedi due soluzioni, la pista parallela, ora convergente, e quella obliqua richiesta con forza dai sindaci della Piana. Ho preteso dall’Enac uno studio rigoroso su entrambe le soluzioni. Ora c’è un verdetto ed io non posso che attenermi a questo”.
PARCO – Rossi ha dato l’impressione, con le parole di ieri, che il tempo delle tirate di giacchetta sia finito. Un punto come dicevo, ed un accapo. Sì perché ora la palla passerà prima alla giunta regionale poi al consiglio. “Vogliamo fare presto – ha sottolineato Rossi – entro l’autunno vorremmo chiudere questa vicenda”. Se la tempistica che ha in testa il presidente sarà confermata, nel giro di pochi mesi la partita sulla variante al Pit potrebbe chiudersi con esito positivo. Nuovo spazio aereo, quello dedicato alla pista 12:30, e nuova ridefinizione del Parco della Piana. Già il Parco. Per il sindaco di Sesto Fiorentino, Gianni Gianassi non ci sono dubbi.
Un paio di giorni fa a Repubblica (ed. Firenze) ha dichiarato deciso: “La nuova pista cancella il Parco e con il Parco quarant’anni di sforzi dei Comuni della Piana per una politica ambientale credibile”. Per questo si è detto pronto a fare le “barricate”. La questione su questo fronte, quindi, è viva più che mai. Rossi così a chi ieri gli ha domandato sul futuro di quella striscia verde, non si è scomposto: “Il Parco? Ne discuteremo all’interno del passaggio politico ed istituzionale da qui ad autunno. Certo, andrà ridefinito; vedremo”. Ma su una cosa ha posto l’accento: “Io non faccio porcherie”.
ROSSI – E qui si è scaldato di nuovo. Il pensiero sembrava corresse ai mal di pancia dell’Idv, con cui il governatore su Peretola dovrà fare i conti, e a quelli dei sindaci del no, che da oggi avranno modo e tempo per riaccendere e infuocare la polemica. Allora punta nuovamente il dito sulla scrivania e rilancia: “Non ho mai parlato di un aeroporto nuovo ma non posso permettere che Peretola venga declassato. A questo processo che tende a rinculare non ci sto. Nel mio programma ho messo nero su bianco un obbiettivo: non un’opera in più ma la modernizzazione dell’esistente. La Toscana non può restare ferma al palo. E poi pensiamo bene ad una cosa: negli ultimi anni l’edilizia ha perso 20mila posti di lavoro. Credo che dar fiato a questo settore e provare a rimetterlo in moto sia doveroso”.
PISTA – Insomma Rossi si attiene al parere tecnico, la pista avallata dall’Enac. E ieri a spiegare la scelta su cui ha puntato deciso l’Ente ministeriale c’era l’ingegner Alessandro Cardi, il direttore centrale delle infrastrutture aeroportuali. “La Toscana – ha affermato Cambi – ha bisogno di Firenze, in quanto solo lo scalo di Pisa non sosterebbe la portata”. In sostanza c'è bisogno di 2 strutture: “La soluzione 12:30 (orientamento magnetico) convergente all’autostrada è una scelta innovativa. Prima di tutto andrà a consolidare la continuità operativa, evitando così continui dirottamenti. Ad oggi a Peretola questo parametro è del 92%, ben al di sotto della soglia minima internazionale fissata al 95%. La pista obliqua porterebbe il valore del parametro ad attestarsi a poco più dell’attuale 92%; dall’altro lato con la parallela si arriverebbe al 97%-98%”. Una volta sviscerato il criterio di ‘produttività’, Cambi si è soffermato su altre tre principi su cui poggia la scelta della parallela convergente.
Il primo, la questione territoriale; in pratica i rischi legati al traffico aereo. Secondo L’Enac la pista parallela garantirebbe il massimo della sicurezza perché impegnata solo in testa, in un’area praticamente libera. Tutte le procedure verrebbero effettuate su un asse monodirezionale. Si atterrerebbe e si decollerebbe in un’unica direzione. Detta a grandi linee dalla struttura aeroportuale al casello dell’autostrada, e viceversa.
Secondo, le procedure di volo: la pista 12:30 consentirebbe movimenti lineari, per apporterebbe ad un significativo risparmio di carburante. Buona per le casse delle compagnie aeree, buona per l’ambiente. “Con la soluzione parallela – afferma Cambi – gli aerei raggiungerebbero immediatamente il punto di rotta; con l’obliqua gli aeromobili impiegherebbero un po’ di tempo prima di mettersi in rotta. Un giro a ‘biscotto’, come diciamo in gergo, che abbiamo misurato: si parla di 35 chilometri a vuoto”.
Terzo, la questione dell’impatto acustico. La soluzione prescelta allontanerebbe il cono acustico dall’abitato di Prato. Ma non solo. Secondo Rossi, infatti, il picco acustico, localizzato nell’aera Mezzana, toccherebbe i 60-65 decibel. “Per capirsi – ho sottolineato il presidente – come il rumore dell’autostrade sentito ad una distanza di 100 metri”. Per questo, secondo il presidente, i motori dei bestioni volanti non si dovrebbero distinguere dal rumore dell’autostrada stessa. Secondo l’Arpat, che prende spunto da uno studio che ha eseguito sull’ipotesi di pista perfettamente parallela, il disagio acustico calerebbe dagli attuali 1100 residenti dislocati tra Brozzi – Quaracchi a 70. Ci sarebbe poi un ulteriore punto a favore della parallela convergente rispetto all’obliqua. Secondo Rossi e i tecnici dell’Enac, per realizzare la lingua di asfalto della 9:27 (l’obliqua) occorrerebbe rialzare la pista di 4-5 metri, per un movimento terra pari a “2,5 milioni di euro”.
PISA – Dai dati tecnici alla sostanza, la ‘forma’, della Peretola che verrà. Gli arei rimarrebbero gli stessi, per intenderci quelli di classe media. Fondamentale poi l’integrazione con lo scalo di Pisa. Il Galileo Galilei per i voli internazionali e low cost ed il Vespucci per il business affiancato da collegamenti con le capitali europee.
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TEMPI – Ed infine un punto fondamentale, la tempistica. Secondo Cambi, una volta concluso l’iter politico, “nel giro di 4 anni si potrebbe tagliare il nastro della nuova struttura”. Come detto, un punto e un accapo. Il punto: la direzione della nuova pista. L’accapo, l’effettiva realizzazione dell’infrastruttura, compresi i mal di pancia della politica. Che sia davvero l’epilogo di oltre trent’anni di una storia infinita?





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1 Commenti
FeedMax Trovo giusto che i tempi cambiano e le priorità di 40 anni fa non sono le stesse di oggi. Si parla di politica ambientale ma forse i rumori che Quaracchi e Peretola non contano nulla? Eppure sempre d'inquinamento acustico si parla. Ma per il prachino ci vuole sorveglianza, illuminazione, cestini per lo sporco e per annaffiare il parchino visto il problema di siccità che si verifica durante il periodo estivo. Se non ci sono controlli e una buona illuminazione di sera chi frequenterà il parchino? Drogati, prostituzione e vari accampamenti. Solo nella zona di via del mezzetta la sera mamma mia , chi ci va? Eppure è piccolo come parco figuriamoci un parco di 80 ha. Senza contare gli animali che frequenteranno la zona, cinghiali, più zanzare,ecc...