Accadde oggi: la tomba fiorentina di Eugenio Montale

Nonostante i natali genovesi e la morte avvenuta a Milano il 12 settembre 1981, il poeta scelse di essere tumulato accanto alla moglie Drusilla Tanzi nel cimitero di San Felice a Ema. Una scelta che sancisce lo strettissimo legame tra Montale e il capoluogo toscano

Le Giubbe Rosse alla fine degli anni Trenta. Montale (al centro, di profilo e con la sigaretta in mano) con Mario Luzi (alla destra di Montale), Leonetto Leoni e Ugo Cappocchini (Credits: Amici delle Giubbe Rosse)

“Si tenga lontano dagli editori. Lei crede che andando con costoro sarà più vicino alla letteratura che se si mettesse in qualunque altro articolo, olio e pollami per esempio?” Con queste parole Italo Svevo metteva in guardia il trentenne Eugenio Montale appena trasferitosi nel capoluogo toscano.

Era il febbraio del 1927 e Montale lasciava la natia Genova per un impiego nella casa editrice Bemporad. Per il poeta Firenze rappresentava la culla dell'Umanesimo, una patria delle lettere e della cultura, valori da difendere contro l'ignoranza e la rozzezza del fascismo.

Nel '29 la direzione del Gabinetto Vieusseux rimase vacante: la scelta ricadde su Montale, il solo tra i candidati a non essere iscritto al partito fascista. “Ho trovato il primo impiego stabile della mia vita perché non ero fascista -commenterà in seguito- e l'ho perso dieci anni dopo per la stessa ragione”.

Il suo licenziamento coincise, infatti, con lo spostamento dell'istituzione dal Palagio di Parte Guelfa a Palazzo Strozzi, già sede del Centro di studi sul Fascismo: il Gabinetto Vieusseux, riporta un verbale dell'epoca, necessitava ora di un “personale fascisticamente adatto”.

Come tutti gli intellettuali, anche Eugenio Montale fu un assiduo frequentatore delle Giubbe Rosse in piazza della Repubblica, all'epoca intitolata a Vittorio Emanuele II. Non era facile, però, sedersi al suo tavolo.

In quel luogo che già aveva accolto generazioni di artisti e pensatori, come riportano Gianni Caverni e Raffaella Marcucci in "Firenze casa mia", il poeta divenne presto famoso per i suoi scatti umorali. “Quando uno o una gli urta i nervi, è lo spasso”, scrisse Carlo Emilio Gadda, descrivendo le reazioni dell'amico poeta come un misto di “senape e pepe di Cajenna”.

La sua carriera prosegue così tra collaborazioni giornalistiche e traduzioni, mentre la vita personale è segnata da due incontri fatali. Nel '29 si trasferisce nella casa del critico d'arte Matteo Marangoni e della moglie Drusilla Tanzi, scrittrice milanese che, dopo una lunga e turbolenta relazione, sposerà nel 1962. È lei la celebre “Mosca”, a cui il poeta dedicherà una delle sue poesie più famose.

Questo, infatti, il nomignolo che Montale utilizzò nei suoi scritti per riferirsi a Drusilla, così soprannominata per via dei grandi occhiali che portava. Occhiali troppo spessi, segno concreto di una miopia quasi invalidante, il motivo per cui, fino al milionesimo scalino della vita percorsa insieme, il poeta fu sempre pronto a offrirle il braccio: per poi scoprire che, per quanto offuscate, le sole pupille in grado di osservare e capire il mondo erano state quelle dell'amata. 

Negli anni '30 il poeta soggiornò anche nella pensione Annalena in via Romana, dove conobbe Irma Brandeis, una giovane americana studiosa di Dante.

Nel cuore del poeta nascono così due grandi amori: la passione carnale per la bella Irma, immortalata nella raccolta “Occasioni” sotto lo pseudonimo di Clizia, e una sconfinata ammirazione per il poeta fiorentino. Mentre l'influenza di Dante non abbandonerà mai i suoi scritti, la relazione con Irma si conclude nel 1938 con il suo ritorno in America.

L'anno dopo si trasferisce con Drusilla in viale Duca di Genova - oggi viale Amendola -, dove la coppia offrirà riparo a numerosi amici, tra cui Umberto Saba e Carlo Levi, costretti alla clandestinità dall'occupazione nazista. Nel 1948 venne assunto al Corriere della sera e i due si trasferiscono a Milano, dove Drusilla morirà nel 1963 e Montale nel 1981.

Dopo i funerali di Stato, il poeta venne sepolto, secondo la sua volontà, vicino alla moglie nel cimitero di San Felice a Ema: tornando un'ultima volta nell'adorata Firenze, accanto all'amore della sua vita.

Foto: Le Giubbe Rosse alla fine degli anni Trenta. Montale (al centro, di profilo e con la sigaretta in mano) con Mario Luzi (alla destra di Montale), Leonetto Leoni e Ugo Cappocchini. (Credits: Amici delle Giubbe Rosse).

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