San Valentino al museo del Novecento

Il Museo Novecento festeggia la giornata di San Valentino con una performance in cui protagoniste sono due danzatrici e un intreccio ambientale di linguaggi diversi. Venerdì 14 febbraio sarà messa in scena l’installazione audio-visiva Nebulae di Cristiana Palandri, con le performer Elena Gigliucci e Lorenza Sganzetta. Tre le possibilità di assistere alla performance: alle 17.30, alle 18.00 e alle 18.30, con ingresso libero fino a esaurimento posti. Nebulae prende corpo dalla ricerca che l’artista Cristiana Palandri ha condotto fin dal 2010 sulle cosmogonie, attraverso differenti combinazioni tra performance, scultura, installazione, disegno, suono, video e composizioni digitali.
In Nebulae coesistono, senza una gerarchia, tre diversi linguaggi: gestuale, visivo e sonoro. La gestualità delle performer innesca un’astrazione che rappresenta uno spaccato di spazio, una nebulosa. Le danzatrici, che indossano costumi che ampliano il loro corpo e ne alterano i movimenti, conducono attraverso un percorso composto da tre momenti alla visualizzazione della nebulosa. Veicolo di questo viaggio è una scultura, oggetto conteso perché è l’unico elemento che può innescare il funzionamento dell’installazione audio-video grazie ad una luce posta su di essa e azionata dal performer.

Cosa fare a San Valentino a Firenze

Per Cristiana Palandri: “Nebulae aspira ad essere un varco spaziale e una metafora della sua origine, difatti è un lavoro sulla sinestesia in cui tre linguaggi - quello gestuale, quello visivo e quello sonoro- concorrono alla formazione di un sistema semantico paritario, senza l’asservimento di un linguaggio all’altro”.

La performance (della durata di 15-20 minuti circa) è divisa in tre momenti: Oscurità, Luce e Proiezione Nebulae.
Le due danzatrici iniziano l’azione in assenza di luce. Il pubblico può unicamente udire il suono dei loro respiri, dei loro gesti (cadute, passi, prese corporee) e alcuni fonemi. Poi la stanza in cui avviene l’azione viene illuminata, facendo sì che il pubblico possa vedere l’aspetto delle due presenze, scoprendo i loro costumi scultorei, il trucco tribale e una scultura con forma di bastone, oggetto di contesa. Contemporaneamente inizia la riproduzione di una traccia audio che sarà il filo conduttore dei gesti dei performer. Una volta conclusa questa azione, le luci si spengono e c’è un ritorno all’oscurità, che verrà spezzata grazie all’utilizzo di una piccola luce applicata sulla scultura-bastone. Questa fonte luminosa, attraverso il maneggiamento del bastone da parte di una delle due danzatrici, innescherà la produzione in tempo reale della proiezione audio-video Nebulae. 

Sulla parete di fondo appariranno miriadi di punti luminosi, una danza cosmica come alle origini del tutto, il formarsi, espandersi e contrarsi di un pulviscolo stellare, una galassia di minimi segni che fluttua nello spazio, secondo il ritmo imposto dalle danzatrici.

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