"Terra desolata", proiezione del reportage fotografico sulla "Terra dei fuochi"

Scatti fotografici capaci di documentare e quasi immortalare in immagini di raro impatto e cupa bellezza gli effetti su paesaggio e persone dell'inquinamento in Campania, nella cosiddetta «terra dei fuochi».

Diego Barsuglia, fotografo pisano del 1978 che sta portando avanti in Italia un progetto a lungo termine sulla correlazione tra inquinamento e salute e le cui opere sono distribuite dalla Redux Pictures di New York dal 2013, è qualcosa di più di un fotogiornalista e le sue immagini hanno un afflato artistico che trascende la funzione informativa. Giovedì 16 ottobre alle 17,30 presso la Fondazione il Fiore di Firenze (Via San Vito 7), nei pressi di Bellosguardo, presenterà il suo reportage fotografico "Terra desolata": un progetto «sulla correlazione tra pressione ambientale e salute nelle province Campane di Napoli, Caserta, Avellino e Salerno», territori ormai riassunti mediaticamente nell'espressione «terra dei fuochi». Alla proiezione, a ingresso libero, interverranno il docente di radiologia e direttore della scuola di specializzazione di radioterapia dell'Università di Pisa Davide Caramella e Marina Zazo, psichiatra e psicoterapeuta.

Una carrellata che alternerà immagini di luoghi e di persone ugualmente devastati dalle emissioni tossiche e da tutte le forme di inquinamento generate in quei territori da una criminale gestione dei rifiuti. Tra gli scatti memorabili si citano: la discarica di Chiaiano del 2008, che invece di risolvere i problemi pare diventata una «bomba ecologica che avrebbe contaminato delle falde acquifere», un melaio a Giugliano dove le annurche crescono e maturano su terre contaminate da diossine prodotte dai roghi tossici, un agnello nato morto e gravemente deformato sui campi di Acerra, la collina di rifiuti alta oltre 30 metri lì dove c'era una cava profonda 62 metri nel parco naturale del Vesuvio (patrimonio Unesco) e lo smaltimento abusivo di cemento nell'area vasta de "Lo Uttaro".

Per raggiungere la Fondazione il Fiore

Per arrivare in macchina: partendo da piazza Tasso, prendere Via Villani. Giunti a Piazza S. Francesco di Paola, imboccare Via di Bellosguardo e proseguire fino ad entrare in Via di San Vito (attenzione strada stretta e a doppio senso di marcia).

Per arrivare in autobus: dalla Stazione centrale prendere il 6/B. Scendere in Via Masolino e entrare in Via Domenico Veneziano. Al semaforo proseguire per Via di San Vito e salire fino al n° 7 (circa 10 minuti a piedi). L'ultimo tratto di circa 200 mt è in acciottolato.

Per ulteriori informazioni, Fondazione il Fiore, Tel. 055 225074

www.fondazioneilfiore.it - www.facebook.com/FondazioneilFiore

Diego Barsuglia (Pisa, 1978) è un fotografo indipendente e si occupa principalmente di questioni sociali, in Italia e all'estero. Inizia la sua carriera nel 2005 come cameraman e assistente di regia per la TV italiana. Nel 2006 decide di dedicarsi alla fotografia di reportage e realizza un racconto sull'attività delle cave di marmo a Carrara. Lo stesso anno diventa fotografo di staff dell'agenzia romana Iberpress. Negli anni successivi aumentano le collaborazioni con altre agenzie tra cui Milestone Media, Olycom e Grazia Neri. I suoi lavori sono apparsi su numerose testate italiane e straniere tra cui El Mundo, El Pais, La Cronica, Repubblica, Sunday Times, Left Magazine, Sette e il Corriere della Sera. Al momento vive in Italia dove segue un progetto a lungo termine sulla correlazione tra inquinamento e salute. Dall'inizio del 2013 il suo lavoro è distribuito dall'agenzia Redux Pictures di New York.

LA TERRA DESOLATA

Un progetto fotografico di Diego Barsuglia sulla correlazione tra pressione ambientale e salute nelle province Campane di Napoli, Caserta, Avellino e Salerno.

Informativa:

Da Savignano Irpino all'hinterland napoletano, dal Litorale Domizio Flegreo al centro di Caserta si attraversa un territorio mortale. Cumuli di rifiuti speciali, immense discariche che somigliano a montagne e tanti, tantissimi fuochi. In mezzo le case, abitazioni in larga misura colpite da malattie terribili che non lasciano scampo.

Sono zone queste, dove solo la sfortuna di nascervi somiglia ad una condanna a morte. Roghi tossici nelle campagne costringono gli abitanti a chiudere le finestre. Discariche autorizzate e allestite contravvenendo ogni regola per la sicurezza e la salute pubblica si estendono per migliaia di ettari. Miasmi insopportabili invadono le strade e obbligano a respiri brevi. Enormi cave riempite con ogni sorta di veleni. Impianti per il trattamento del percolato e strutture di compostaggio abbandonate. Depuratori obsoleti e danneggiati scaricano sulla costa migliaia di metri cubi di liquame al giorno. Coltivazioni nutrite dalla putrefazione del rifiuto. Pascoli verdissimi sopra i quali le bestie partoriscono feti deformi e morti.

Ricerche recenti hanno dimostrato che nella regione Campania, in particolar modo nelle province di Napoli e Caserta, esistono eccessi significativi di mortalità per tumore al polmone, fegato, vescica, stomaco e rene, nonché di una prevalenza di malformazioni congenite totali riferite agli arti, al sistema cardiovascolare e all'apparato urogenitale. Nel paese di Terzigno lungo via Carlo Alberto, strada parallela al sito di smaltimento illegale di rifiuti tossici "Cava Ranieri", in soli 700 metri si registrano 87 malati di cancro.

La nostra costituzione garantisce il diritto alla salute nell'articolo 32, ma a quanto pare non per questa gente.

Durante il mio lungo viaggio nella sporcizia e nella malattia sono passato da Pianura per vistare la famosa discarica.

Salendo per una stretta strada in salita, sono stato accompagnato sulla cima di una collina di campagna che affaccia sulla valle dei Pisani. Ho guardato la valle e con mia grande sorpresa non ho visto niente, nessuna discarica. Mi sono girato verso il mio accompagnatore e ho chiesto "beh? Dov'è questa discarica?" Lui mi ha raggiunto e con un gesto ampio della mano, a disegnare i confini opposti di quello che un tempo era un cratere vulcanico ha risposto "di fronte a te, quelle prime colline verdi, dove sorge anche l'ippodromo, dove la gente vive. Quella è la discarica".

Muto e incredulo ho abbassato la macchina fotografica. Sono seguiti alcuni minuti di silenzio durante i quali mi sono chiesto come l'immondizia potesse farsi paesaggio. Davanti a me lo scempio superava ogni immaginazione. L'aggressione compiuta ai danni dell'ambiente e della popolazione assumeva una proporzione inimmaginabile, surreale. Ero di fronte al mostro in tutta la sua gigantesca e orribile configurazione, un immenso giacimento geologico, pieno di schifezze che esalano nell'aria e percolano nelle acque di falda, avvelenando e uccidendo. Pareva di percepire il sibilo di un nuovo tipo di morte, così subdolo e silenzioso da farti sentire distante dal

pericolo e capacissimo di vivere una vita normale.

Diego Barsuglia

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