"Solo. Piero Manzoni", la mostra al museo del Novecento

Il museo del Novecento propone un assolo espositivo dedicato ad un artista fondamentale per l'arte contemporanea italiana e internazionale: Piero Manzoni. Manzoni nasce a Cremona nel 1933, cresce a Milano e qui svilupperà la sua personale interpretazione dell'arte dove l'infinito si fonde al finito, l'ironia al rigore, la magia alla scienza e il tutto al niente. 

Manzoni è l'uomo che ha "inscatolato" una "Linea di lunghezza infinita" e la "Merda d'artista": la più estrema delle sue provocazioni che rappresenta il culmine del suo ciclo di studi sul corporale-biologico-fisiologico. Era il 1961 quando l'artista realizzò le 90 scatole che vennero poi vendute a peso d'oro.

Alla fine degli anni '59 Manzoni iniziò un'indagine sempre più corporale con la serie dei 45 Corpi d’aria: in una scatola di legno racchiuse un foglio con le istruzioni, un palloncino bianco da gonfiare con un tubicino e un treppiede dove poggiare la "scultura gonfiata", dopo questa serie realizzò anche Fiato d’artista dove il palloncino gonfiato è semplicemente apposto su una base quadrangolare di legno.

Tra le sue sperimentazioni più radicali ci sono le "Uova scultura" ovvero delle uova sode con impressa sopra la sua impronta digitale conservate in scatole di legno firmate e numerate. Nel 1960, durante la mostra alla Galleria Azimut, andò in scena l'atto performativo "Consumazione dell’arte Dinamica del pubblico Divorare l’arte" dove Manzoni offrì da mangiare al pubblico uova sode con la sua impronta digitale, "concretizzando un atto di comunione tra autore, opera e pubblico" spiega il curatore della mostra Gaspare Luigi Marcone. 

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Tra le opere esposte anche la monografia di Manzoni, che lui non riuscì mai a veder pubblicata in quanto morì per un infarto nel 1963 a 29 anni, "Piero Manzoni life and works". Un'ulteriore provocazione, in quanto il libro è realizzato con pagine di plastica trasparenti e da chiuso ha un effetto specchio che fa domandare allo spettatore "chi è il protagonista?" trasformandolo nel centro dell'esposizione. Lo stesso risultato Manzoni lo ottenne con "Base magica" (1961): un piedistallo di legno con sopra due impronte sulle quali si può salire e diventare arte (sarà possibile salire sopra l'istallazione previa firma di una liberatoria).  

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