Mostra "Coverart" al Teatro del Borgo

Trenta3 copertine al teatro non è soltanto una mostra. È forse un’esperienza che scaturisce da un esercizio di memoria. È il salto nel passato che l’artista ci permette di compiere soltanto osservando i suoi lavori. 
Visioni intuite e fuggevoli ci consentono di inquadrare ogni copertina all’interno di una cornice storico-sociale ben evidente. Potremmo parlare di istantanee di una storia, flashback materici di un artista che non rinuncia a trasmettere una personale chiave di lettura di ciascuna delle trentatré copertine di LP sulle quali lavora.
Dipinge, fotocopia, strappa, attacca e compone: la deformazione professionale del grafico non lo allontana dal ruolo di artista ma anzi rimarca questa sua volontà di affermarsi come tale. Il suo lavoro di studio e ricerca coinvolge sia la forma che i contenuti ed è più che mai teso alla contaminazione e agli incroci, tipologie di azione imposte dalla comunicazione odierna, multidisciplinare e polifunzionale.

Così le copertine non si presentano solo come un prodotto tipografico frutto di uno studio esclusivamente orientato alla definizione del layout, ma piuttosto come rappresentazione grafica di concetti resi afferrabili e comprensibili tramite l’utilizzo di immagini iconiche, di frasi e simboli.

Ognuno di questi elementi rappresenta un’entità, più o meno semanticamente autonoma, resa maggiormente comprensibile grazie ad un’elaborazione, operata tramite l’utilizzo delle tecniche di fotocopia, finalizzata a sottrarre o aggiungere piani visivi alla pagina d’origine. La volontà è quella di concentrare l’attenzione o lo sguardo su determinati dettagli, da lui scelti. È l’artista che decide cosa far effettivamente osservare ed anche in questo
aspetto si evince la prepotenza con cui si afferma la figura del grafico, del pubblicitario.
In quest’ottica assume un ruolo determinante anche la parola. Essa sintetizza l’immagine in un concetto nella stessa misura in cui l’immagine medesima rappresenta la parola. Di fatto, sembra che nessun elemento prevalga sull’altro ed è proprio l’aggiunta dei piani visivi che permette una coesistenza armonica, un equilibrio tra forma e contenuti. Mauro Pispoli risente delle influenze subite durante il suo percorso di continua ricerca. La Poesia
Visiva che tanto ha animato i ferventi anni ‘60 ha lasciato impresso, nelle logiche di composizione dell’immagine e nelle teorie artistiche applicate, un segno indelebile, nitido: l’unica possibilità d’espressione per l’artista, adesso come allora, è manifestarsi attraverso tendenze visive e iconografiche tipiche della cultura di massa. Il significato del complesso risultante, però, non è mai uguale a quello della rappresentazione di partenza. Il montaggio e la

composizione del lavoro alterano spesso l’accezione originaria dei dettagli che affiorano. Elementi di per sé significanti che, estrapolati dal loro contesto di origine, si fanno portatori di concetti diversi, funzionali al nuovo sistema entro il quale sono stati inseriti. I continui giochi di destrutturazione e ricomposizione sono la chiave di un dialetto artistico teso a recepire i minimi cambiamenti della cultura visiva.

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TEATRO DEL BORGO
Via di San Bartolo A Cintoia, 97 – Firenze
–> ogni sabato dal 12 maggio 2018 al 9 giugno 2018, ore 14:00-17:30

Info & Prenotazioni
• prenotazioni@teatrodelborgo.it
• 375 5728488
Altre info
www.teatrodelborgo.it

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