"Memorie di Toscana" - viaggio tra storie note e meno note

"Memorie di Toscana" è il titolo della nuova mostra del pittore Mario Minarini. Un viaggio - come ammicca il sottotitolo - tra storie note e meno note, tra luoghi conosciuti ed altri più inconsueti, tra personaggi 'indigeni' e stranieri, attraverso le dieci province della nostra regione. Venti opere ad olio - su tela e su tavola - tracciano un itinerario della memoria declinata nelle sue differenti sfaccettature: memoria storica, memoria artistica, memoria civile, memoria della natura, memoria del quotidiano. Dalle cave di marmo delle Apuane alle vie di Borgo Sansepolcro; dai lungarni di Pisa al tufo di Sovana, Sorano e Pitigliano; dall'Albero con gli Occhi di Orsigna alla Kaffeehaus di Boboli a Firenze; dal Faro del Forte Stella di Portoferraio a Piazza dell'Anfiteatro a Lucca; da Montepulciano alla piana pratese ove sorgeva l'antica Gonfienti. E poi Sant'Anna di Stazzema, ormai di nessuna provincia perché di tutte - e di tutti. Ma è anche qualcos'altro, MEMORIE DI TOSCANA. Un diario - ogni viaggio, d'altronde, lo pretende. Un resoconto scritto su ciascun luogo. La testimonianza inventata, ma assolutamente plausibile, di personaggi certi: Aronte, Luca Pacioli, Giacomo Leopardi, David H. Lawrence, Tiziano Terzani, Pietro Leopoldo d'Asburgo, Napoleone Bonaparte, Antonio Possenti, Bacco; e una bambina senza nome di 2500 anni fa. A raccogliere i loro pensieri e i loro ricordi, lo scrittore Leonardo Nozzoli. MEMORIE DI TOSCANA è un invito, infine. A tutti coloro che hanno voglia di conoscere. Perché un luogo non è mai soltanto di chi c'è nato, ma anche e soprattutto di chi lo cerca. Palazzi, chiese, ponti, vicoli, piazze, montagne, mare, colline, fiumi, alberi,... La Toscana è un luogo che ci trasforma. Cambia il nostro modo di camminare, di guardare, di ascoltare, di percepire il colore, la luce, l'ombra. Cambia il nostro DNA. Cambia il nostro modo di essere Uomini. Ma succede anche il contrario. Ogni individuo, infatti, diventa cellula nuova di questo spazio. Trasmette le proprie emozioni, i propri sguardi, le proprie memorie. In un sedimentarsi continuo di umanità. Fossili vivi. Forse, il solo frammento di eternità che ci è davvero concesso.

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