La Mer al Cango

Lo spettacolo La mer presenta due coreografie che parlano la lingua delle età, di come il corpo diviene la sostanza rivoluzionaria che ogni individuo può manipolare. La complessa e allo stesso tempo meravigliosa capacità articolare dell'uomo, ci porta in questa esperienza a esplorare il senso della fragilità e dell'incrinatura, della natura della forza e di come il senso dell'origine si annida in ogni gesto. L'immagine del mare ci indica una condizione primordiale di ascolto dove ogni cosa partecipa a un flusso comune. Lo spettacolo propone due comunità di donne: nella prima parte un sestetto di donne anziane elabora insieme a Virgilio Sieni una trama di movimenti possibili dove la nuda vita si presenta come un patrimonio smisurato; nella seconda parte, sei danzatrici elaborano un loro manifesto sull'incrinatura indicandoci che non c'è niente di meglio che riferirsi all'altro come fonte dei propri gesti. La musica di Claude Debussy scorre come linfa vitale tra le pieghe del corpo delle interpreti, rievocando quel mondo fluttuante simboleggiato da «La grande onda di Kanagawa» di Hokusai che il compositore francese - incantato dalle suggestioni dell'arte giapponese - scelse per la copertina della prima edizione di «La Mer», affascinante sinfonia del mare del 1905. Prima del rito, in un tempo ancestrale, là dove l'archeologia tocca il limite in cui la forma non si lascia afferrare, piccoli gruppi di danzatrici indagano le stratificazioni del corpo nell'incrinatura e nel dettaglio, ricomponendo un dizionario di movimenti primi sulla soglia dell'umanità. I corpi sono allo stesso tempo macerie e origine, fonte e memoria del gesto. La loro nudità scava un guscio, traccia l'argine sottile che ci separa dall'aperto. Procedono per tentativi, ricercando nella ripetizione dello stesso movimento le infinite fessure che permettono di declinarlo in altri modi. Ne nasce uno sciame di gesti che origina continui slittamenti in soluzioni sempre nuove. E durante questo viaggio nella bellezza delle pieghe si finisce per ripercorre miriadi di volte lo stesso sentiero ritrovandolo infine totalmente mutato. In questo archivio delle infinite coreografie inscritte nelle articolazioni, le figure frammentano la dinamica in un succedersi di variazioni che evidenziano similarità e differenze nel processo della serialità. Come nella musica di Debussy - dove il suono si fa liquido, dove la forma si manifesta in continua mutazione - il succedersi delle posture che si stratificano l'una sull'altra lascia affiorare una composizione in cui materia, luce e figura ci interrogano sulla natura della vita. Virgilio Sieni

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