Era il 38 luglio e faceva molto caldo

Gli Squallor sono stati una meravigliosa anomalia nel panorama musicale italiano. Un nervo scoperto della canzone e soprattutto, dell’industria discografica.

Erano un gruppo musicale ma non suonavano nulla. E non facevano spettacoli dal vivo.

Facevano dischi che vendevano centinaia di migliaia di copie, ma spesso non cantavano nemmeno. Hanno fatto 14 LP, dai titoli inequivocabili: Troia, Vacca, Pompa, Cappelle, Mutando, Tocca l’albicocca.

I loro nomi non apparivano sui dischi, ufficialmente la loro identità è rimasta segreta per oltre un decennio. Ma tutti, nell’ambiente e fuori, sapevano chi fossero. E che si trattava di stimatissimi professionisti della musica.

Hanno fatto due film. Probabilmente tra le cose più brutte e improbabili mai realizzate in pellicola, ma autentici oggetti di s-culto a distanza di anni. Non erano attori ma recitavano. A volte senza nemmeno farsi vedere.

Però facevano ridere. Tantissimo. Le loro telecronache, i loro monologhi, le loro canzoni – in napoletano e non – erano irresistibili e spesso rasentavano la poesia, pur nella loro volgarità. Perché erano volgari, spesso volgarissimi, censuratissimi dalla RAI ma le radio libere li passavano a spada tratta.

Quindi, uno spettacolo teatrale incentrato sugli Squallor, che mai sono apparsi su un palco e mai nessuno, ufficialmente, ha eseguito dal vivo, è quasi un’eresia. E per questo, forse, perfettamente in linea con lo spirito del gruppo.

“Era il 38 luglio e faceva molto caldo”, ovvero “Chiedi chi erano gli Squallor”, è il tentativo di raccontare a due voci la storia di un gruppo che, ufficialmente, non ce l’ha. Un viaggio tra canzoni, recitati e sbeffeggiamenti, rigorosamente realizzati dal vivo e trattati con il rispetto dei classici: da 38 Luglio ad Avida, dalle radiocronache alla saga di Pierpaolo. Ma anche le canzoni in napoletano, l’altra faccia del neomelodico. Una sorta di lezione di storia contemporanea, tra satira e b-movie. Ripercorrendo i nostri anni 70-80 da un altro punto di vista, senza nostalgia, in maniera autenticamente dissacrante.

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