Cresce l'economia ma il lavoro è sempre più precario

Focus toscano di Ires-Cgil: investimenti ed esportazioni meglio dei consumi

La Toscana recupera su tutti gli indicatori, ma si consolida solo il lavoro precario. E' questa la fotografia scattata dal secondo focus sull'economia curato da Ires e Cgil. Lo scenario che emerge dall'analisi è contraddistinto da un positivo andamento della crescita regionale, che si attesta sull'1,3% con un miglioramento di 4 decimali sul 2017. Si fa segnalare, quindi, un cauto aumento dei consumi (+1,2%) a cui si accompagnano significativi incrementi sia delle esportazioni (+2,5%) e ancor più degli investimenti (+4,1%).

Prova evidente di questa rinnovata spinta dell'apparato manifatturiero toscano è testimoniata anche dalla riduzione delle ore di cassa integrazione guadagni verificatasi nei primi tre mesi del 2018 rispetto allo stesso periodo del 2017. Una riduzione pari al 56% delle ore di cassa erogate. Un risultato, si spiega dall'Istituto di ricerche economiche e sociali fondato dal sindacato, "largamente migliore" del dato nazionale, che vede una diminuzione del 39%.

Questa riduzione percentuale corrisponde ad una netta diminuzione delle ore integrate che passano da 8,5 milioni a 3,8 milioni, grazie soprattutto alle performances positive dell'industria metalmeccanica e della moda e con l'unica eccezione negativa del settore dei poligrafici editoriali e del commercio.

Un quadro generale quindi, quello del mercato del lavoro toscano, oggettivato dal rilevante incremento di avviamenti registrato alla fine del 2017 rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente: 82.000 posizioni in più di cui, però, ben 76.000 a tempo determinato. "Ormai la stragrande maggioranza degli avviamenti - si spiega in una nota - avviene con tipologie contrattuali che non sono a tempo indeterminato bensì a termine, con un peso sull'insieme delle assunzioni pari al 68% del totale e con un incremento in termini percentuali di 5 punti sul dato del 2016".

Per l'istituto "non c'è dubbio che questa situazione possa essere generata da più fattori contingenti in una fase non ancora stabilizzata di ripresa economica. Altrettanto vero è, però, che il contratto a tempo indeterminato appare sempre più residuale in fase di avviamento", con una riduzione pari a 9.600 unità. L'insieme degli avviamenti e delle cessazioni consegna, tuttavia, un saldo positivo pari a 4.700 occupati per uno stock complessivo di circa 1,6 milioni di persone occupate, con un incremento medio annuo pari all'1,1%.

Queste dinamiche segnano un significativo aumento della quota femminile di lavoro (+2,7%) e della componente del lavoro dipendente rispetto a quello autonomo. Si riduce, infine, il numero dei disoccupati attestandosi all'8,6%, nove decimi in meno dello stesso periodo dell'anno precedente, ma di questi quasi il 50% è senza lavoro da più di un anno.

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