Revocato lo sciopero dei benzinai indetto per il 17 luglio

La decisione decisa dopo la convocazione al ministero delle associazioni dei gestori

E' stato revocato lo sciopero nazionale dei benzinai inizialmente previsto per domani. La revoca è arrivata dopo che il Mef, Ministero dell'economia e finanza, con una nota indirizzata ai presidenti di Faib, Fegica e Figisc ha convocato il tavolo con le Associazioni dei gestori per il prossimo 23 luglio.

La convocazione del tavolo era tra le priorità indicate nell’ambito della vertenza promossa sul tema della politica fiscale “attuata dall’esecutivo tendente a scaricare sull’ultimo anello della filiera sempre più nuovi adempimenti ed oneri”, si legge in una nota diffusa dalla Faib, Federazione autonoma italiana benzinai.

L’apertura del tavolo è giudicata da Faib “un passo importante per affrontare le aree di criticità presenti sulla rete e per approntare strumenti adeguati per un fisco più equo verso una categoria che fornisce un prodotto completamente tracciato, svolge un’attività di pubblica utilità ed opera a proprio rischio e pericolo una funzione di supporto allo Stato, assimilabile a quella di sostituto d’imposta”, si legge ancora.

Lo storico benzinaio chiude i battenti / VIDEO

Il tavolo è stato convocato dal sottosegretario all'economia Alessio Villarosa. “L’orientamento della categoria è quello di operare con assoluta convinzione per contrastare l’illegalità, ma questo non può risolversi sempre in nuovi costi scaricati sui gestori connessi agli oneri, normativi ed amministrativi, relativi alla strumentazione di contrasto, circa 20 milioni negli ultimi 6 mesi, mentre rimane sullo sfondo la grande questione della permanente violazione normativa costituita dall’abusivismo contrattuale, praticato a piene mani nel settore, su circa il 60% dei 22 mila impianti, nell’indifferenza della filiera e delle istituzioni, a fronte del susseguirsi di sentenze che condannano il fenomeno che può definirsi come caporalato petrolifero”, scrive ancora la Faib.

“Lotta all’illegalità sì, ma a tutti i livelli. Sapendo che l’abusivismo contrattuale - conclude la nota -, costa 200 milioni l’anno allo Stato di mancato gettito contributivo. Nello specifico si ricorda l’enorme ingiustizia rappresentata dal fatto che la grande maggioranza dei gestori carburanti sarà costretta ad attuare una norma che non considera che il loro fatturato è in modo preponderante determinato dal peso delle accise e dell’iva”.

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